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LA PRESIDENTE

Corruzione, Boldrini: "Tocca ai partiti vincere il virus"

ROMA. «Abbiamo inasprito le pene per la corruzione, introdotto il reato di autoriciclaggio, rafforzato l'autorità anticorruzione, colpito il voto di scambio politico-mafioso, tolto i vitalizi agli ex parlamentari condannati in via definitiva per mafia e corruzione, introdotto il codice deontologico per i deputati», ma «non basta, dobbiamo impegnarci ancora di più, perchè la corruzione è un virus pericoloso, che da tempo ha infettato la politica, ma anche la pubblica amministrazione e l'impresa».

Per la presidente della Camera Laura Boldrini, intervistata dal Corriere della Sera, «la politica non può delegare alla magistratura», che «arriva quando è già troppo tardi. La pulizia deve essere fatta indipendentemente dalle inchieste». Nell'intervista Boldrini, che oggi sarà a Mesagne (Brindisi), parla del lavoro femminile.

«È paradossale che, dopo aver varcato l'era digitale, tolleriamo che molte donne, soprattutto nelle campagne, lavorino in condizioni di sfruttamento ottocentesco e di schiavitù», dice. Contro il caporalato «abbiamo fatto molto, ma bisogna rafforzare anche la trasparenza: una banca dati delle imprese agricole e liste dei lavoratori. Servono più ispezioni. A volte chiediamo di denunciare, ma denunciare significa esporsi. E noi non possiamo chiedere eroismo a chi denuncia. Anche i sindacati devono essere messi nelle condizioni di offrire tutela».

Sui sindacati, «come i partiti devono sicuramente aggiornarsi e cambiare. Ma senza corpi intermedi non esiste democrazia. Bisogna aiutare le organizzazioni a essere più moderne, ma non delegittimarle nè esautorarle», dichiara Boldrini. Parlando del Jobs Act, «ha stabilizzato i contratti ma gli incentivi vanno resi strutturali», afferma Boldrini, secondo cui «bisogna rilanciare la crescita con gli investimenti. E stimolare i redditi più bassi. Uno sforzo da fare sul doppio binario, nazionale ed europeo. Ritengo utile che l'Europa lanci un reddito di dignità per le persone indigenti. Sarebbe anche un elemento di rafforzamento della cittadinanza europea».

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