Kevin Costner torna al cinema: non voglio essere dimenticato

ROMA. «Per me è una grande gioia fare film. Li faccio per lasciare traccia nella memoria, per creare ricordi che possano durare una vita. Tutti, in fondo, abbiamo un film che ci è rimasto nel cuore, magari uno che ci ha insegnato a baciare»: non perde il fascino del seduttore Kevin Costner, a Roma per presentare la sua ultima fatica, Criminal, regia di Ariel Vromen, che arriverà in sala dal 13 aprile.

«In Criminal ho tentato di creare un personaggio che rimanga inciso nei ricordi», dice in conferenza stampa, spiegando di aver lavorato duramente per costruire un ruolo difficile come quello di Gerico, un pericoloso criminale al quale, per sventare un attacco terroristico di portata mondiale, viene impiantato il pattern cerebrale di un agente della Cia morto al fine di recuperarne la memoria.

Sarà il tempo a dire se davvero questo ruolo entrerà nel cuore del pubblico, ma certo è che l'attore si è preso un bel rischio: perchè in questo action sentimentale Costner veste i panni di un cattivo a tutti gli effetti, un uomo spietato che solo a tratti recupera un po' di umanità. Lo charme resta, sebbene nel film l'attore appaia segnato da «tantissime cicatrici come Frankenstein», ma questo è senza dubbio un ruolo inaspettato perchè radicalmente diverso da quelli con cui i suoi fan hanno imparato ad amarlo, come il tenente di Balla coi Lupi o la guardia del corpo di The Bodyguard. In Criminal - che vanta un cast stellare composto da Gary Oldman, Tommy Lee Jones, Michael Pitt e Ryan Reynolds - accanto a inseguimenti mozzafiato, agenti segreti, hacker e tecniche scientifiche al limite della fantascienza, c'è posto però anche per i sentimenti, che riescono a emergere nonostante gli ingredienti tipici del thriller. «In fondo chi non ama non rischia. Vale sempre la pena amare, anche se un giorno perderemo quell'affetto e proveremo dolore», spiega.

Su tutto comunque domina il tema della memoria, come qualcosa di irrinunciabile che definisce l'essenza stessa dell'uomo.

«Non voglio che i miei parenti mi dimentichino, nè io voglio scordare i nomi dei miei figli: la scienza è la nostra migliore chance, soprattutto se si perde la memoria», afferma, «la mia vita è come quella degli altri, cambia solo la fama. Ci sono cose che vorrei dimenticare, ma fanno parte di ciò che sono: i miei errori sono importanti come i successi. Ho rimorsi come tutti, ma non ci baso la mia vita: quando sbaglio, cerco di non ripetere gli stessi errori».

E se davvero si potesse entrare nella mente di qualcuno, rubarne le sensazioni, le speranze e i flashback, quale sarebbe la sua scelta? «Vorrei sapere cosa pensa mia moglie: a volte non riesco a capacitarmi di quello che fa o dice», risponde con una battuta. Ma poi il tono scherzoso lascia il posto alla preoccupazione, parlando della minaccia del terrorismo, che nel film è il motore della trama. «Sono arrabbiato per la situazione che il mondo sta vivendo. Siamo minacciati e mi chiedo cosa diavolo stia succedendo - prosegue - davvero non so quale possa essere la soluzione, siamo tutti così confusi».

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