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L'ANALISI

Mercato del lavoro e bonus da 80 euro, il cambio di passo voluto dal premier

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Il 22 febbraio del 2014 nasce il governo Renzi. Sono stati due anni nei quali l’Italia si è scoperta riformista. Mai come in questo periodo sono state fatte scelte legislative tanto numerose e capaci, allo stesso tempo, di incidere sugli equilibri del Paese.

Nel merito dei provvedimenti le opinioni divergono, com’è fisiologico in qualunque democrazia, ma resta un dato inoppugnabile; è cambiato il passo, e da un atteggiamento progressista negli annunci ma conservatore nei fatti, l’Italia è passata a un percorso innovativo e riformatore. Soltanto la sintesi della storia potrà dire se questo Paese, oltre a cambiare, sia riuscito a farlo anche nella direzione della modernità e dell’efficienza.

Nonostante si vada attenuando l’illusione ideologica, che colloca il bene tutto da una parte e il male tutto dall’altra, il Cittadino si trova a confrontarsi con un bombardamento quotidiano di interventi, un profluvio di analisi e dichiarazioni politiche che «comunicano» molto, ma «informano» poco.
Con questa necessaria premessa è utile ripercorrere, almeno per grandi linee, le leggi varate negli ultimi due anni. Non è l’apologia del renzismo è, più acriticamente, una mera rassegna delle scelte legislative fatte, con la convinzione che la loro elencazione in successione ne permetta una lettura meglio orientata e meno divisiva. Vediamole dunque queste riforme aggregandole per tipologia.

L’elenco prende le mosse dal provvedimento detto degli «80 euro» mensili, una misura che ha sollecitato le reazioni più disparate ed anche qualche autorevole passo indietro. Ridotta all’osso, la questione si pone in questi termini: 10 milioni e 400 mila italiani - la metà delle famiglie italiane - fruiscono di uno sgravio fiscale permanente da 80 euro al mese; prima nessuno beneficiava di una tale agevolazione. Per restare in tema «tasse», vanno considerate anche le misure di riduzione e/o di azzeramento che hanno coinvolto l’Irap a carico di imprese e liberi professionisti, la tassa «prima casa» pagata da circa 19 milioni di famiglie e l’Imu agricola.

Il mondo della giustizia è stato interessato da numerose riforme; su tutte spiccano la responsabilità civile dei giudizi e il processo telematico. Attesa da anni è arrivata anche la nuova disciplina penale per gli incidenti stradali. Con l’approvazione del Disegno di legge delega per la riforma del processo civile si arricchiscono le competenze del tribunale delle imprese, che oltre alle cause attuali si occupa ora di concorrenza sleale e pubblicità ingannevole, class action e controversie societarie.

Nei tribunali arrivano, poi, sezioni e gruppi specializzati per la persona, la famiglia e i minori. La riforma snellisce il processo in primo grado, creando una sorta di doppio binario secondo la complessità giuridica delle controversie e della loro rilevanza economica. Il mondo delle imprese, infine, è interessato da nuove misure che vanno della riformulazione del falso in bilancio, alle norme anticorruzione, fino agli ecoreati.

Molto attesi e comunque invocati da larghi strati della popolazione, sono alcuni provvedimenti di riforma che hanno disciplinato le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le norme sul divorzio breve.
Alcune misure adotatte negli ultimi due anni sono passate quasi in sordina, come se interessassero soltanto i soggetti coinvolti. Tra queste rientra la cosiddetta «voluntary disclosure»; si tratta delle misure che fanno emergere le disponibilità finanziarie, di origine italiana, illegalmente detenute all’estero. I conseguenti accordi sottoscritti con la Svizzera apportano alle casse dello Stato circa quattro miliardi di euro di entrate fiscali, dopo decenni di polemiche.

E veniamo ora alle riforme che più hanno coinvolto l’opinione pubblica: amministrazione statale, scuola, jobs act, legge elettorale e riforma costituzionale. Si tratta di riforme ancora in itinere, anche se hanno superato il vaglio parlamentare o, come nel caso della riforma costituzionale, ancora subordinate al referendum confermativo.

Della riforma della macchina amministrativa pubblica si potrebbero citare le tante ricadute sulla vita quotidiana di famiglie e imprese; meritano una particolare evidenza, le misure che colpiscono l’odioso fenomeno dell’assenteismo, la digitalizzazione dei dati della pubblica amministrazione, la disciplina dei pagamenti elettronici, la nuova procedura semplificata per le attività produttive ma anche per i cittadini alle prese, ad esempio, con un lavoro edile, il PIN unico per consentire al cittadino il dialogo informatico con le amministrazioni pubbliche, il nuovo ruolo della dirigenza. E ancora la riduzione di un terzo delle camere di commercio italiane e la riduzione della galassia delle otto mila società controllate dal pubblico.

La riforma della scuola con un piano straordinario di oltre cento mila assunzioni e un finanziamento aggiuntivo di tre miliardi di euro, riaccende i riflettori sullo studio e sul protratto disimpegno dello Stato verso questo delicatissimo comparto. Viene introdotta l’autonomia scolastica e rivisitata l’offerta formativa per studenti e docenti; diventa ordinario l’intervento a sostegno dell’aggiornamento professionale del corpo insegnante. Massicci i fondi appostati per l’edilizia scolastica.

La riforma costituzionale e la legge elettorale introducono nel nostro Paese scelte dibattute per decenni; tramonta il «bicameralismo perfetto» con una sola Camera ora titolare del processo legislativo e del voto di fiducia per i Governi a venire. Tuttavia non si può ignorare l’avere riportato al Parlamento nazionale tutta una serie di competenze, prima spalmate sulle regioni e che hanno determinato decenni di blocchi e di controversie di competenza della Corte costituzionale in materia emergetica o di grandi infastrutture. Della legge elettorale si può ricordare la certezza di una maggioranza politica a conclusione dell’iter di consultazione degli elettori e l’introduzione per la prima volta del ballottaggio.

Restano infine le misure per il lavoro, il cosiddetto Jobs Act, che ha disciplinato i rapporti di lavoro favorendo, insieme alla decontribuzione fiscale, un deciso trasferimento di rapporti di lavoro dal tempo determinato all’indeterminato, oltre che una consistente crescita della base occupazionale.

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