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IL CASO

Regeni, Alfano: "Ora l'Egitto deve farci indagare"

ROMA.  Dopo la nuova improbabile ricostruzione sull'omicidio di Giulio Regeni, «davanti alla nostra fermezza nel perseguimento della verità, gli egiziani si sono comunque riposizionati e ci hanno fatto sapere che le loro indagini sono ancora in corso». Ma «a questo punto i nostri investigatori devono essere direttamente coinvolti, partecipare a interrogatori e verifiche fatti dai colleghi del Cairo. Il nostro occhio è indispensabile». Così il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, in un'intervista al Corriere della Sera nella quale garantisce ai gentori di Giulio che «il governo italiano avrà il nome degli assassini».

L'esponente del governo risponde anche sul vertice Ue antiterrorismo, sottolineando che l'Europa «non è in grado di eseguire decisioni già prese», come «la direttiva sul Pnr di cui discutiamo da oltre due anni. È sì utile creare una Procura europea antiterrorismo - aggiunge il ministro - ma prima di tutto dobbiamo accettare lo scambio di informazioni, controlli rigidi alle frontiere, verifiche su tutti i pagamenti effettuati online o con carte di credito» e «avere tutti i dati utili su chi viaggia in aereo e si sposta da uno Stato all'altro».

Nega però che sia una resa sulla privacy: «Il rischio della schedatura lo si affronta e lo si risolve con una serie di misure che vanno a garanzia del trattamento dei dati». Alfano anticipa quindi un piano antiradicalizzazione «che presto presenterò al governo: vanno captati i segnali che arrivano da tutto il territorio: scuole, carceri, ospedali, luoghi di culto e di incontri. In questa direzione va il piano». Infine rende noto che nelle ultime settimane ci sono stati un arresto e un'espulsione di persone segnalate dalla comunità musulmana.

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