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IL PROVVEDIMENTO

Mafia, colpo alla famiglia di Carini: la Dia sequestra beni per oltre un milione

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Nel mirino fabbricati, ville e terreni, complessi aziendali, conti correnti e autovetture riconducibili a Giacomo Lo Duca

PALERMO. Sequestro della Dia di Palermo a Giacomo Lo Duca, 63 anni, appartenente alla famiglia mafiosa di Carini. Nel mirino fabbricati, ville e terreni, complessi aziendali, conti correnti e autovetture per un valore complessivo di oltre 1 milione di euro. Lo Duca, 63 anni, nel 2011 è stato arrestato nell’operazione “Codice Rosso” e ha alle spalle una condanna a nove anni di reclusione per associazione di stampo mafioso ed estorsione aggravata e continuata.

La Dia ha svolto indagini economico-patrimoniali che hanno permesso di accertare la sproporzione esistente tra il valore delle disponibilità ed i redditi dichiarati.

OPERAZIONE CODICE ROSSO. Con l’operazione “Codice rosso” del gennaio 2011 gli investigatori della Dia di Palermo avevano eseguito sei ordini di custodia cautelare nei confronti di presunti appartenenti alle famiglie mafiose di Partinico e Carini ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentata estorsione ed estorsione aggravata ai danni di alcuni imprenditori edili. Nella rete erano caduti alcuni presunti boss e fiancheggiatori delle cosche. Nel corso delle indagini furono registrate alcune riunioni durante le quali i taglieggiatori imponevano alle vittime le modalità e i tempi per la consegna delle somme di denaro richieste. Furono arrestati Calogero Giovan Battista Passalacqua, alias 'Battistuni', Vito Failla, Giacomo Lo Duca, alias 'furchetta' e Andrea Lo Duca.

Le indagini partirono dalle intercettazioni della Dia dell’imprenditore Andrea Impastato,già conosciuto alle forze dell’ordine per essere stato prestanome di Bernardo Provenzano. Impastato, titolare delle aziende di Calcestruzzi Meditur e Prime Iniziative a Carini, dopo aver scontato la condanna a quattro anni di reclusione per mafia, uscì dal carcere a dicembre 2008. Fin da gennaio 2009 Impastato, pensando che potesse rientrare nel giro mafioso, gli inquirenti lo tennero sotto controllo. Grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali, gli investigatori scoprirono che Impastato riceveva intimidazioni nonostante la sua azienda fosse sottoposta a misure di prevenzione che gliene impedivano la gestione.

Non potendo assolvere alle richieste, Impastato avrebbe ricevuto diverse visite da Failla e dai Lo Duca, tutte registrate dagli inquirenti. In una di queste intercettazioni, gli uomini di Passalcqua avrebbero minacciato Impastato di fargli chiudere l'azienda. Seguendo questa pista, gli inquirenti scoprirono altre intimidazioni a tre imprenditori palermitani e filmarono l'unica estorsione consumata. In questo caso, l'imprenditore consegnò agli estorsori duemila euro.

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