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DOPO LA STRAGE

Eagles of Death Metal a Parigi, presenti i superstiti del Bataclan

Un concerto per «voltare pagina», per «superare lo shock», per imparare a «convivere con la paura». Per dire che «l'amore sarà sempre più forte del terrorismo»: a tre mesi dagli attentati di venerdì 13 novembre sono tornati in scena a Parigi gli Eagles of Death Metal, la band californiana che suonava al Bataclan

PARIGI. Un concerto per «voltare pagina», per «superare lo shock», per imparare a «convivere con la paura». Per dire che «l'amore sarà sempre più forte del terrorismo»: a tre mesi dagli attentati di venerdì 13 novembre sono tornati in scena a Parigi gli Eagles of Death Metal, la band californiana che suonava al Bataclan, teatro della strage più sanguinosa dei terroristi dello Stato islamico negli attacchi nella capitale francese.

Nello stesso giorno in cui l'Assemblea Nationale ha approvato la proroga dello stato d'emergenza fino al 26 maggio la rock band è salita sul palco dell'Olympia, la più importante music hall di Parigi, tra le note di 'Paris s'èveillè, uno dei grandi classici della chanson francaise composto negli anni Sessanta da Jacques Dutronc per raccontare il «risveglio» della capitale.

«Vi amo vecchi bastardi... non sapete quanto sono felice di essere qui», ha esultato Jesse Hugues, il leader del gruppo in mantello rosso da Babbo Natale, rendendo omaggio al pubblico parigino e chiedendo il silenzio in memoria delle 130 vittime del 13 novembre di cui 90 solo al Bataclan. «Una concerto bellissimo», «Una vera festa», «Un calcio al terrorismo». «Un inno alla vita»: all'uscita del concerto, alle 23:30, il pubblico è sorridente ed entusiasta come liberato dall'angoscia di questi lunghi mesi di lutto. Anche se dentro non è mancata qualche lacrima, i 25 psicologi dispiegati in platea e nel foyer sono rimasti a braccia conserte.

Di loro non c'è stato praticamente bisogno, come anche dei pompieri e delle forze di pronto intervento presenti sul posto. Già nel primo pomeriggio uno schieramento di oltre trecento agenti era stato dispiegato a presidio dell'Olympia, tra l'Opera e Place de la Madeleine, per blindare la zona in vista dello show dall'alto valore simbolico. Ben quattro filtri di controllo e accuratissime perquisizioni, divieto di parcheggio in tutto il quartiere, cani anti-bomba, metal detector, questa sera l'Olympia sembrava Fort Knox. All'interno, tra fiumi di birra e magliette rock, l'atmosfera è stata da subito festosa, anche se un pò tesa e surreale, tra agenti di ogni ordine e grado: dai Robocop della Police Nationale fino ai gorilla della security e gli psicologi della rete di sostegno alle vittime del terrorismo.

Tra i 2.500 spettatori già in fila da metà pomeriggio tanti superstiti del Bataclan - tra cui diversi in stampelle o in sedia a rotelle - inseguiti dai reporter di mezzo mondo. «Sono qui per voltare pagina, bisognava mettere un punto a questa storia, bisognava portare a termine questo concerto. Per me era molto importante», racconta Arnaud, un ragazzo sulla trentina che riuscì a scappare poco dopo l'assalto nella sala concerti del Boulevard Voltaire e che questa sera si è voluto mettere sotto al palco.

Paura? «Si, ancora tanta, malgrado i 5-6 concerti visti dopo il 13 novembre. Penso a quella notte almeno due o tre volte al giorno». Pierre ha gli occhi lucidi, lui il 13 novembre al Bataclan non c'era. «Sono qui per un amico. Lui è morto e io sono qui per rendergli omaggio, sono venuto a finire il concerto al suo posto». Per Marguerite, una bionda signora in fila sul Boulevard des Capucines, essere presenti oggi era «necessario. Un modo di esorcizzare la paura». Per lei che al Bataclan non c'era è stato come «entrare in comunione con chi ha vissuto quel carnaio».

Per Thierry, 51 anni, saltare il concerto sarebbe stato come darla vinta ai terroristi. Il 13 novembre lui rimase nascosto per ore dietro a un palchetto prima dell'arrivo delle teste di cuoio. Al bar dell'Olympia fanno i conti della serata, che sono ottimi. In platea, i fan impazziti hanno cantato a squarciagola l'intera scaletta che conoscono a memoria e in tanti parlano di «momenti di grande emozione». Il concerto? «Un grande abbraccio collettivo», lo definisce qualcuno all'uscita dell'Olympia. Ha scelto bene Jesse Hugues: «Paris s'èveille», dopo tre mesi di lutto è di nuovo una festa, stasera si è svegliata davvero.

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