Sanremo, Beppe Fiorello: "Racconto l'eroe della Terra dei Fuochi" - Foto

SANREMO.  Un "poliziotto come tanti che hanno a cuore questo Paese, un uomo che sognava un futuro migliore, che non voleva essere chiamato eroe ma ebbe il coraggio, alla fine degli anni '80, di avviare le indagini sulla Terra dei fuochi": Beppe Fiorello è a Sanremo per raccontare la figura di Roberto Mancini, il funzionario di polizia che per primo investigò sul ciclo illegale di rifiuti, ucciso nel 2014 a 53 anni da un linfoma non-Hodgkin.

Alla sua testimonianza di impegno e di coraggio è dedicata la miniserie Io non mi arrendo, diretta da Enzo Monteleone, che andrà in onda il 15 e 16 febbraio su Rai1. "Non sono venuto a cuor leggero", racconta l'attore a margine delle prove del festival. "Ma penso che sia un dovere passare di qui, approfittare della capacità unica di Sanremo di riunire le famiglie per dire chi è stato Roberto Mancini e ricordare che il nostro Paese è fatto anche di personaggi come lui".

Mancini - al quale è ispirata la figura del protagonista, il poliziotto Marco Giordano - "indagando su una piccola banca del centro Italia e su compravendite sospette di terreni, per primo si addentrò nel disastro degli sversamenti di rifiuti tossici, un problema che non riguarda solo la Campania, ma tutto il paese, da zone insospettabili del Nord alla Salerno-Reggio Calabria, alle autostrade sotto le quali è sepolto l'inferno. Ci mise la passione, ma anche le mani, l'anima e il corpo, finendo con il contaminarsi e l'ammalarsi".

Una denuncia forte, che arriva a chiusura di un festival attraversato dai nastri arcobaleno e dall'impegno per le unioni civili: "Sono per la libertà totale, sono convinto che ognuno possa vivere la propria vita come vuole, senza imbarazzi sociali né ghettizzazioni. Non bisogna ghettizzarsi a vicenda: chi è etero non è nazista", sottolinea l'attore. "Ma penso che l'Italia abbia priorità più urgenti. E la Terra dei fuochi, dove decine di bambini stanno morendo di cancro, è una di queste". Una tragedia, paragonabile "al terrorismo o alla guerra", "denunciata poi con forza da Roberto Saviano, ma in qualche modo coperta dell'omertà della politica locale e della stessa società civile, che ha chiuso gli occhi davanti agli enormi camion che sversavano i rifiuti in ettari di campi, mentre le istituzioni prendevano tempo e rallentavano il lavoro di Mancini. Ma gli stessi politici che hanno avallato i comportamenti criminali poi si sono ammalati: è la follia dell'uomo che si è autoavvelenato".

Al racconto della storia di Mancini, servitore dello Stato prima nella Criminalpol e poi nelle indagini sulle ecomafie - scomparso il 30 aprile 2014 dopo 12 anni di battaglia contro la malattia e numerose operazioni al midollo - ha collaborato la moglie Monica: "Con lei si è creato uno splendido rapporto", racconta Beppe Fiorello. "Non dimenticherò mai quando, mentre in scena interpretavo Roberto sottoposto alle cure contro la malattia, mi si è avvicinata con gli occhi lucidi e ha detto: 'Quasi quasi mi innamoro di nuovo'". Nel cast della fiction, prodotta da Picomedia in collaborazione con Ibla Film, anche Massimo Popolizio, Elena Tchepeleva, Paolo Briguglia e Maddalena Crippa.

Folgorato da Domenico Modugno, che ancora porta con successo in teatro con lo spettacolo 'Penso che un sogno così', Beppe Fiorello ha già in mente il prossimo personaggio: "Mi piacerebbe interpretare Pier Luigi Torre, nonno della regista Roberta Torre, che gli ha dedicato un libro (Il colore è una variabile dell'infinito, Baldini&Castoldi, ndr). Ha inventato la lambretta, il prototipo della scatola nera e, pensate, anche la rosa blu".

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