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LA SCOPERTA

Le mani di Michelangelo più forti dell'artrosi grazie allo scalpello

MILANO. Il genio e la creatività di Michelangelo sono stati più forti dell'artrosi: è stato grazie all'incessante lavoro con martello e scalpello che il grande artista rinascimentale è riuscito a conservare l'elasticità delle mani fino all'ultimo, abbandonando gli strumenti di lavoro solamente sei giorni prima di morire, alla veneranda età di 88 anni.

La diagnosi emerge a più di cinque secoli di distanza da tre ritratti del maestro, analizzati da un gruppo internazionale di esperti, tra cui Marco Matucci-Cerinic, reumatologo dell'Università di Firenze, Donatella Lippi, esperta di storia della medicina dello stesso ateneo, e Davide Lazzeri, chirurgo estetico della Casa di Cura Villa Salaria a Roma.

Lo studio, pubblicato su Journal of the Royal Society of Medicine, ha preso in esame le mani di Michelangelo così come sono state dipinte in tre ritratti dell'artista: quello realizzato da Jacopino del Conte nel 1535, quello di Daniele da Volterra datato 1544 (probabilmente una copia dell'opera di Del Conte), e il ritratto postumo fatto da Pompeo Caccini nel 1595.

Tutte e tre le opere mostrano un Michelangelo sessantenne, con le articolazioni della mano sinistra deformate e tumefatte.

«Dalla letteratura emerge chiaramente che Michelangelo aveva problemi articolari», spiega Lazzeri, citando anche la lettera del 1552 in cui il maestro rinascimentale si lamentava col nipote Leonardo dei dolori che provava scrivendo.

«In passato si era ipotizzato che ciò fosse riconducibile alla gotta, ma la nostra analisi dimostra che questa teoria va scartata», aggiunge Lazzeri. Dalle immagini non emergono segni di infiammazione articolare nè di tofi, i tipici accumuli di cristalli di acido urico che possono depositarsi sotto pelle nei pazienti con gotta.

«La diagnosi di artrosi offre una spiegazione plausibile per la perdita di destrezza che Michelangelo ha manifestato in tarda età - prosegue l'esperto - e fa addirittura risaltare il suo trionfo sull'infermità, dal momento che l'artista ha continuato a lavorare fino alla fine dei suoi giorni. Proprio il lavoro continuo e intenso potrebbe averlo aiutato a mantenere l'uso delle mani il più a lungo possibile».

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