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Sciopero grande distribuzione, Camusso: "Astenersi da shopping natalizio"

Il leader della Cgil Susanna Camusso

ROMA. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, torna a chiedere ai consumatori di astenersi oggi dallo shopping natalizio nel giorno dello sciopero dei lavoratori della grande distribuzione. «Per un semplice tema di solidarietà» ha detto durante la manifestazione a Milano, verso lavoratori «da più di due anni senza contratto».   Secondo Camusso l'astensione per un giorno dallo shopping è motivata da «un semplice tema di solidarietà: i lavoratori della grande distribuzione sono da più di due anni senza contratto con un'associazione di impresa che dopo aver disdettato gli integrativi, fatto cassa integrazione e mobilità e scaricato tutti i costi della crisi sui lavoratori, di nuovo non vuole rinnovare il contratto».

Per la leader della Cgil «questo crea un sistema al ribasso delle condizioni dei lavoratori e il Paese continua a non ripartire perchè come è noto la nostra crisi è anzitutto di domanda interna». «Come faccia a ripartire - ha proseguito - se non rinnovando i contratti e facendo salire le retribuzioni dei lavoratori non si capisce davvero». Camusso ha ribadito che la rivendicazione dei lavoratori del settore è per un aumento di 85 euro mensili «perchè questo è l'ammontare del contratto che abbiamo firmato con Confcommercio nei mesi scorsi». Mentre i sindacati si fanno dunque «carico di un andamento unitario del settore, una delle ragioni per cui non si rinnova il contratto è una lite tra le associazioni di impresa che essendosi divise vogliono scaricare le loro divisioni sui lavoratori».

Sciopero generale della grande distribuzione nell'ultimo sabato prima di Natale. È la protesta clamorosa proclamata dai sindacati, nella giornata più calda degli acquisti delle feste, per il rinnovo dei contratti nazionali di Federdistribuzione, Distribuzione cooperativa e Confesercenti, scaduti da oltre due anni. Si tratta di una nuova mobilitazione di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs dopo che lo sciopero 'Fuori tuttì del 7 novembre non ha sbloccato la trattativa. 500 mila lavoratori da Ikea a Decathlon, dalla Coop alla Rinascente, fino a Oviesse e Carrefour sono chiamati a incrociare le braccia e a manifestare a Milano.

La Filcams prevede che oltre cento pullman partiranno dal Nord Italia diretti al corteo, mentre dal Centro e dal Sud le delegazioni arriveranno con treni, aerei e mezzi propri. Lo scontro tra le parti è diventato infuocato negli ultimi giorni, mentre i sindacati organizzavano volantinaggi per sensibilizzare i clienti e convincerli a boicottare lo shopping di sabato. «È tempo sicuramente di regali ma soprattutto di ascoltare la richiesta legittima che arriverà dalla piazza», ha detto la leader della Filcams, Maria Grazia Gabrielli. Il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra, ha definito lo sciopero «sacrosanto» e chiamato le aziende a «un segnale di responsabilità». Ma la situazione, soprattutto con Federdistribuzione, è tesissima. L'associazione ha accusato i sindacati di mostrare «scarso senso di responsabilità» e ha acquistato spazi sui giornali per tranquillizzare i clienti: «sabato 19 dicembre puoi fare i tuoi acquisti», negozi e centri commerciali resteranno aperti. Confesercenti ha invece tenuto basso il tono della polemica: lo sciopero, ha lamentato, «segna una battuta d'arresto ad un percorso che noi saremmo stati disponibili ad intraprendere già prima delle festività natalizie» per arrivare a un rinnovo «in tempi brevi» che tenga conto della «drammatica precarietà» delle pmi del commercio. La battaglia, dalle aziende e le piazze, si è spostata anche nelle aule giudiziarie dove la Uiltucs ha affiancato i lavoratori di imprese aderenti a Federdistribuzione in diversi ricorsi per ottenere il riconoscimento degli aumenti salariali stabiliti dal contratto collettivo rinnovato con Confcommercio a marzo.

Da diversi tribunali sono così partiti decreti ingiuntivi verso Auchan, Ikea, Carrefour e altre catene. «Per questa via - ha dichiarato il segretario generale Brunetto Boco - le imprese saranno obbligate a corrispondere gli incrementi retributivi che pretendono di non garantire attraverso la normale strada della contrattazione». La risposta delle aziende coinvolte non si è fatta attendere, e tutte hanno fatto opposizione contro i decreti ingiuntivi. Secondo quanto si apprende da Federdistribuzione, la prima sentenza à arrivata a Milano con il rigetto del decreto contro la Rinascente.

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