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Falcone: «Macché riforma, regionali mal distribuiti e non valorizzati»

«Non serve una riforma della pubblica amministrazione in Sicilia». A sostenerlo è il capogruppo all'Ars di Forza Italia, Marco Falcone, in seguito al nuovo caso di un atto di interpello per il personale regionale che non ha fatto registrare le adesioni sperate. «È vero che il personale è distribuito in maniera squilibrata negli uffici ma le mancate adesioni agli atti d'interpello si verificano perché i dipendenti dell'amministrazione regionale non sono stati valorizzati dal governo Crocetta - spiega Falcone -. Anzi spesso proprio alla burocrazia sono state attribuite colpe che non aveva per coprire le incapacità del governo».

L'ennesimo atto di interpello che rischia di andare a vuoto ripropone il problema di una burocrazia regionale ingessata. Che cosa ne pensa?

«Più che alla procedura guarderei alla demotivazione che ha questa classe burocratica. A causarla è stata una politica del governo completamente sbagliata che avrebbe dovuto favorire una valorizzazione dei burocrati regionali rispetto a una costante mortificazione e a un costante scontro con gli assessori che si sono succeduti in questi anni. Alla stessa burocrazia sono state attribuite colpe non sue per coprire l'incapacità di un governo inadeguato. Se oggi il nuovo atto che dovrebbe ridistribuire il personale all'interno dell'amministrazione va a vuoto è da attribuire anche a questo rapporto. L'interpello viene fatto quando non vi è una disponibilità verbale da parte del dirigente o del funzionario. Se non va a buon fine significa che vi è uno scollamento tra l'apparato burocratico e il governo».

Non serve quindi, a suo avviso, una riforma della pubblica amministrazione regionale?

«Non è necessaria. Servono piuttosto provvedimenti per valorizzare dipendenti e dirigente più promettenti e sanzionare i più negligenti. Ma anche questa è una cosa che il governo Crocetta avrebbe dovuto fare già nei primi sei mesi successivi al suo insediamento. Le riforme devono essere condivise con tutte le forze politiche del Parlamento siciliano e devono essere meditate, non vanno invece fatte su emergenze o su un fatto emotivo».

Qualche tempo fa Forza Italia aveva lanciato un allarme sulla situazione economica della Regione. La situazione, secondo voi, resta preoccupante?

«I dati restano catastrofici. Testimoniano il fallimento del governo, i cui risultati sono opposti rispetto a quanto dice Crocetta sui media o allo stesso Renzi. Sono diminuiti i residui attivi e sono aumentati invece i residui passivi, cioè i debiti della Regione. Ma la cosa più grave è che a fronte di una spesa che è aumentata di un miliardo e mezzo nel 2014 abbiamo avuto minori entrate. Ciò dimostra che non c'è stata la spending review che bisognava applicare. Presenteremo una mozione alla ripresa dei lavori parlamentari con la quale chiederemo l'istituzione di una commissione d'inchiesta, per verificare la coerenza delle scelte operate dall'esecutivo regionale con i principi di spending review della spesa pubblica, dal momento che anche la spesa sanitaria nel 2014 rispetto al 2013 ha subito un incremento di 70 milioni».

Anche la Corte dei Conti ha strigliato il governo...

«Per quanto riguarda il conto patrimoniale, che sono i beni della Regione e le partecipazioni, nel 2013 si registrava un segno più accanto ai 2 miliardi 254 milioni. Nel 2014, in seguito ai mutui stipulati e ai debiti accumulati, questo conto patrimoniale ha fatto registrare una perdita di 809 milioni. Se la Regione volesse vendere tutti i suoi beni non riuscirebbe a colmare i suoi debiti. Inoltre, a fronte di un miliardo 755 milioni di euro di disavanzo accertato nella Finanziaria, in seguito alla parifica della Corte dei Conti, a causa del minore gettito tributario rispetto a quello stimato, il disavanzo è diventato di un miliardo 870 milioni. Quindi, il governo dovrà correre ai ripari e a settembre dovrà effettuare una manovra correttiva per recuperare altri 120 milioni circa. Altrimenti il bilancio sarebbe squilibrato».

La Commissione europea ha dato il via libera ai fondi comunitari per la Sicilia per il periodo 2014-2020. Per quanto riguarda la programmazione europea che cosa succede?

«Il capogruppo all'Ars del Partito democratico qualche giorno fa è uscito con una nota con la quale esprimeva soddisfazione perché alla Sicilia arriveranno 3 miliardi 400 milioni di euro di fondi comunitari ai quali si dovrà aggiungere il cofinanziamento statale per circa il 25 per cento di questa somma. Si tratta di meno di quattro miliardi e mezzo in tutto. Il capogruppo però omette di dire che nella programmazione 2007-2013 i fondi comunitari a disposizione della Sicilia erano 6 miliardi 200 milioni e che nella programmazione 2014-2020 dovevano essere 4,2 miliardi. Quindi, quando abbiamo sostanzialmente 800 milioni in meno piuttosto che guardare al danno e all'incapacità di negoziare con l'Unione europea, il Partito democratico cerca di esaltare aspetti che danno idea di quanto inadeguato sia questo governo regionale».

L'Udc sta lavorando a un progetto unitario col Nuovo Centrodestra. Come vede quest'operazione, dal momento che Ncd è una forza di opposizione in Sicilia con la quale anche per Forza Italia era possibile un dialogo?

«Noi non facciamo una questione di addendi per arrivare al risultato. Il Nuovo Centrodestra rischia di essere spazzato via come a Roma così in Sicilia per la sua politica contraddittoria. Non a caso in occasione dell'ultima legge sull'acqua Ncd ha votato a favore, compreso Francesco Cascio, mentre l'indomani l'altro coordinatore Giuseppe Castiglione ha sparato bordate contro quella legge e contro il governo Crocetta. Noi riteniamo che il centrodestra vada costruito con tutti coloro che siano alternativi a questo governo e che siano realmente distanti dal governo Crocetta e dal governo Renzi. Il Nuovo Centrodestra invece è asservito a Renzi ed è come il mendicante nei confronti del governo Crocetta. Non a caso gli sono stati concessi alcuni componenti degli uffici di gabinetto. Ciò testimonia come in questi anni siano stati all'opposizione ma sempre ad anelare a un posticino al sole».

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