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La Russia nella morsa della crisi: chiusi 900 tra bar e ristoranti

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MOSCA. La crisi in Russia colpisce anche la ristorazione, uno dei termometri della dolce vita moscovita: da dicembre a marzo hanno cessato l'attività 900 tra bar e ristoranti (9% del totale) ed entro l'autunno si teme che chiuderà un locale su 3, ossia il 30%, secondo alcuni media russi. Migliaia i dipendenti licenziati.

La fascia più vulnerabile è il ristorante non di lusso ma quello frequentato dalla classe media, che ha visto contrarsi il suo potere d'acquisto per la svalutazione del rublo e l'aumento dei prezzi.

Intanto, il presidente russo Vladimir Putin con un decreto ha ordinato che i prodotti agroalimentari provenienti dall'Occidente e arrivati in Russia, violando l'embargo imposto l'anno scorso da Mosca, saranno regolarmente distrutti a partire dal 6 agosto.

Nell'agosto del 2014 la Russia ha bloccato le importazioni di frutta, verdura, prodotti caseari, carne e pesce da Usa, Paesi Ue e altri Stati che le avevano imposto delle sanzioni per la crisi ucraina. L'import di questi prodotti aveva un valore di 9 miliardi di dollari l'anno. Ma alcuni beni sanzionati arrivano illegalmente in Russia, soprattutto attraverso Bielorussia e Kazakistan, che fanno parte dell'Unione economica euroasiatica guidata da Mosca.

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