Darren Criss star di Glee: io, icona gay? Se serve, è un onore - Foto

ROMA. Essere un'icona gay, «è un onore, se può servire a contribuire ad abbattere il muro di paura che ancora c'è intorno all'omosessualità». Lo dice Darren Criss, 28enne californiano, diventato un idolo globale con Glee, conclusasi quest'anno alla sesta stagione.

L'attore è stato protagonista al Giffoni Film Festival dove è stato accolto da un esercito di Gleeks (i fans della serie), con cori sulle canzoni interpretati nella serie, coreografie, pianti e dichiarazioni d'amore da ragazzi e ragazze.

Criss (che nella fiction creata da Ryan Murphy interpretava Blaine, giovane talentuoso che vive apertamente la sua omosessualità e si sposa alla fine con il suo grande amore, Kurt, interpretato da Chris Colfer), sottolinea che da uomo etero interprete di un personaggio gay "non penso di essere un portavoce credibile per la comunità Lgbt. Non penso di saper veramente parlare dei loro problemi", come le "battaglie anche personali che gli omosessuali devono affrontare in paesi come l'Italia, di forte tradizione cattolica". Crede comunque che Glee "abbia aumentato il dialogo sul tema tra ragazzi e genitori. Io poi sono cresciuto a San Francisco, che come sapete è una comunità molto aperta. Se sono visto come un simbolo positivo, bene per me".

Criss stupisce fans e giornalisti, rispondendo spesso in italiano. Una lingua che ha imparato nel 2008, durante il semestre passato all'Accademia dell'arte di Arezzo a studiare recitazione.

Un feeling con il nostro Paese che passa anche per i gusti musicali e gli attori ideali con cui gli piacerebbe lavorare, tra cui c'è "Roberto Benigni, naturalmente, è fantastico". Inoltre Criss sta iniziando le riprese in Italia di Smitten (il titolo è provvisorio), romantic comedy di Barry Morrow (premio Oscar per la sceneggiatura di Rain Man) con Madalina Ghenea dove interpreta un americano un po' imbranato che viene rapito:

"È una storia tipica degli americani che romanticizzano l'Italia e sognano di vivere qui, esattamente come gli italiani romanticizzano gli Stati Uniti. Per me comunque è un sogno girare in Italia. Il film sarà un ritratto un po' fantastico e poetico dell'Italia rurale. Non posso garantire sarà un buon film, ma sarà bellissimo da guardare".

Reduce dall'aver appena finito a Broadway le rappresentazioni in un musical cult come Hedwig, su un transgender dal passato traumatico, che cerca fortuna sul palcoscenico, Criss, rivela però anche con i ragazzi che non è sempre facile la vita da icona: "Non ho mai avuto il sogno di fare quello che sto facendo ora. L'importante è portare avanti la propria passione, qualunque sia. La fama è stata una bellissima sorpresa, ma essere famosi non è un bel sogno in sè, non può essere un
obiettivo". Inoltre "senti tutto il tempo la pressione di essere un modello, soprattutto quando hai sempre addosso, in queste occasioni, smartphone che ti riprendono. A volte mi può scappare una frase che portata fuori contesto può essere fraintesa. Ho sempre avuto un pò di paranoia su questo, anche se forse paranoia una parola troppo forte.. cerco comunque di essere sempre sensibile e all'altezza della situazione". Teme che il ruolo di Blaine le resti come etichetta nel rapporto con il pubblico? «La paura a volte c'è, ma io cerco di fare cose sempre diverse, sarebbe grave se io capissi di poter essere solo Blaine saprò rispondere meglio tra cinque anni».

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