Matteo Renzi, Sicilia, La politica di Renzi
ATTACCO AI SINDACATI

Pompei e Alitalia, Renzi: "In tanti vogliono il fallimento, noi no"

È quanto scrive, nella enews, Matteo Renzi, secondo cui le due parole d'ordine sono «riforme e crescita».

ROMA. Matteo Renzi si svincola dalle polemiche sollevate dalla minoranza del Pd, liquidate con poche battute, e pone al centro dell'agenda di fine luglio l'impegno del governo per sostenere il rilancio del Paese, a partire dal piano economico. E lo fa senza peli sulla lingua, prendendo di petto proprio i sindacati: non sono io a scommettere sul fallimento del Paese - dice - ma qualcun altro sì, come dimostra l'assemblea «scandalosa» dei dipendenti degli scavi di Pompei e lo sciopero di Alitalia, uno stop che «Fa male».

Un «uno-due» che provoca la reazione risentita tanto dei sindacalisti ( «Non sollevi polveroni», reagisce Anna Maria Furlan segretario della Cisl) che dei frondisti dem, con i primi chiamati in causa oggi dal premier anche come «personaggi da difendere da loro stessi». E i secondi pronti a rintuzzare il premier rinfacciandogli «l'operazione Verdini».

Renzi oggi è intervenuto prima sull'Unità, rispondendo alle lettere dei lettori, e nel pomeriggio con la e-news agli iscritti del Pd. Il premier sa che il «mood» del dibattito politico di fine luglio caratterizzerà poi quello di agosto, fino alla ripresa. Per questo ha evitato di replicare direttamente alla polemica sollevata dalla sinistra del Pd sul possibile soccorso parlamentare del gruppo di Denis Verdini alle riforme. Anche se Roberto Speranza lo ha stuzzicato lanciando l'hashtag #RenzirottamaVerdini: poi rilanciato da molti parlamentari della minoranza (Nico Stumpo, Miguel Gotor, Federico Fornaro).

Ma al fronte interno Renzi decide di dedicare poche righe: «Ogni giorno leggo di trame, scenari fantasiosi, polemiche interne. Un partito ha senso solo se si occupa delle questioni dei cittadini, non delle polemiche interne dei propri dirigenti». In sostanza, meglio non occuparsi di «piccole scissioni che non servono a nessuno», ma semmai riportare il Pd al 40% delle europee del 2014.

Per far questo, il premier punta sull'azione del governo e «l'impegno» a sostenere la ripresa dell'Italia: «Le due parole d'ordine - dice - sono sempre le stesse: riforme e crescita», ed è su queste che chiede al Pd di seguirlo. Nella e-news agli iscritti del Pd, ricorda i segnali di ripresa: dal calo della Cassa integrazione all'aumento della produzione industriale, fino alla «buona notizia» dell'accordo della Whirlpool. L'obiettivo à ambizioso «non vogliamo solo tirare fuori l'Italia dalla crisi. Vogliamo riportarla al posto che merita: alla guida dell'Europa». Per far ciò occorre realizzare tutte le riforme, grazie alle quali «riusciremo a abbassare il debito, sbloccare i cantieri, abbassare le tasse», comprese quelle sulla casa nel 2016.

Secondo Renzi però «la sfida non è facile, perchè c'è una costante tentazione del sistema Paese a autoflagellarsi. In tanti dicono che va tutto male, sempre e solo male. Scommettono sul fallimento». «Noi no», aggiunge, come a enfatizzare il peso della propria volontà nel ribaltare questa rassegnazione.  È in questo contesto che arriva la bordata contro i sindacati per lo sciopero Alitalia («fa male all'Italia») e l'assemblea dei dipendenti di Pompei, iniziativa che provoca «una rabbia incontenibile»,e che è «uno scandalo». «Io non ce l'ho con i sindacati - chiosa Renzi -. Ma se continua così dovremo difendere i sindacati da se stessi. Continueremo a lavorare per Pompei, nonostante loro».

Parole non gradite dai diretti interessati. «Renzi ci risparmi le sue patetiche paternali» ha replicato il segretario della Cgil Campania Franco Tavella, mentre il leader della Uil Carmelo Barbagallo, pur dando ragione a Renzi sul merito, aggiunge che «in molte situazioni le scuse dovrebbero arrivare anche da dirigenti e politici». «Non serve al nostro paese - rincara Anna Maria Furlan - fare demagogia o sollevare polveroni». «Il sindacato confederale, »e in particolare la Cisl, ha sempre avuto un ruolo responsabile nel Paese«. Piuttosto, »il Governo rinnovi subito i contratti pubblici scaduti da ben sei anni«.

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