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L'INTERVISTA

Podemos e la Spagna, Olivo: «Adesso che governa nasconde le matrici di sinistra radicale»

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La retorica fiammeggiante di Iglesias e gli oscuri legami con il Venezuela, le marce dell' indignazione e gli slogan anti -casta. La rapida ascesa di Podemos, partito spagnolo dai forti accenti populisti ha riecheggiato in tutto il Vecchio Continente. Una storia breve, quella che ha condotto la terza forza spagnola a rasentare il 30 per cento dei consensi l' anno scorso, ma già piuttosto intensa ed intricata.
«Si tratta di un partito di sinistra radicale che occulta le sue origini per convenienza elettorale. Un laboratorio politico dalla crescita costante che ora, salito dalla piazza al Palazzo, manifesta qualche limite», annota il corrispondente da Madrid de La Stampa, Francesco Olivo.

Come si spiega la folgorante ascesa di Podemos?
«Tutto comincia dalle grandi manifestazioni degli Indignados alla Puerta del Sol di Madrid. Quando Iglesias fondò il nuovo partito nel gennaio 2014, fu chiaro che Podemos aveva voluto cavalcare il dissenso degli Indignados, mettersene alla guida e interpretarne le istanze alla luce di una piattaforma politica che è di sinistra radicale, ma che viene sottaciuta per conferire al movimento il più ampio grado di penetrazione sociale possibile».

Qual è stato il suo impatto nel contesto partitico tradizionale?
«In continuità con la direttrice tracciata dagli Indignados, Podemos si è posto in netta contrapposizione ai due maggiori partiti spagnoli che raccoglievano il 70 o l' 80 per cento dei consensi: il Partido Popular, erede della destra democratica, e il Partido Socialista Obrero Español di tradizione operaia. Podemos ha rotto questo bipolarismo perfetto mai scalfito prima, tuonando con tro un sistema considerato vecchio e marcio. Aver nascostole radici di sinistra, ha permesso ai suoi rappresentanti di presentarsi come una forte istanza di cambiamento alternativa alla classe politica tradizionale».

Dopo i successi alle europee, e le municipali, c' è stata una battuta di arresto. Che cosa è successo?
«Fondato a gennaio del 2014, Podemos raccolse alle europee del maggio successivo un risultato inaspettato: dallo zero all' otto per cento in quattro mesi. Da giugno a novembre, l' ascesa è costante e portentosa: il sondaggio del Centro statistico nazionale lo aveva segnalato a novembre dell' anno scorso come il primo partito spagnolo, con il 27 per cento dei consensi. Lo scorso maggio, alle comunali e municipali, Podemos è risultato il terzo partito, ma va detto che i calcoli non sono semplici da fare perché la scelta del partito è stata quella di presentare i candidati in liste civiche. Ad ogni modo, Podemos ha eletto i sindaci di Madrid, Barcellona, Saragozza eccetera. E a questo punto, chiamato a governare gli enti locali, intorno al partito che ha avuto accesso al potere, si è addensato qualche mugugno».

Ha ragione chi li definisce come i «grillini spagnoli»?
«Podemos ha in comune con il Movimento 5 Stelle uno stile comunicativo populista fortemente ramificato nei social network. Le polemiche contro il sistema partitico tradizionale marcio e corrotto sono assimilabili a quelle grilline. Si dicono anti -casta, perché hanno fatto propri i concetti rappresentati nel celebre libro di Rizzo e Stella che in Spagna ha riscosso molto successo. Male differenze con i grillini sono sostanziali. I dirigenti di Podemos sono giovani politologi molto colti come Pablo Iglesias e il numero due Íñigo Errejón, che provengono dall' Universidad Complutense di Madrid. L' impostazione è accademica, molto differente da quella del Movimento 5 Stelle che mette in campo persone comuni».

Quali sono i tratti populisti più evidenti di Podemos?
«I leader di Podemos dividono la società in ricchi che hanno tutto e poveri che non hanno niente, secondo schemi di lettura peronisti. Una divaricazione netta, che rappresenta uno degli aspetti più deboli e populisti della creatura di Iglesias. E che è del tutto assente nel movimento di Grillo che invece attecchisce in strati sociali variegati».

E anche Podemos usa spesso toni antieuropeisti. Quale sarebbe il destino della Spagna se andasse al potere?
«A differenza di quanto possa apparire, i leader di Podemos non si sono mai detti euroscettici. Criticano l' Europa e i trattati secondo gli stilemi tipici di altri partiti di sinistra radicale. Ma l' euro non è in discussione. Si tratta di critiche portate dall' interno di un profilo europeista, che non vuole estromettere la Spagna dall' Europa».

Come viene percepito il partito dall' elettorato moderato?
«I giornali conservatorie le frange di popolazione più benestanti vedono negli esponenti di Podemos una minaccia. Iglesias e gli altri dirigenti ripetono spesso che i loro quartieri sono i quartieri degli operai e dei lavoratori, e che i ricchi impediscono la giustizia sociale e paralizzano la società. Gli elettori moderati li inquadrano come piccoli dittatori pericolosamente legati al Venezuela. Secondo alcune fonti, Podemos sarebbe stato finanziato dal Paes sudamericano attraverso la fondazione Ceps, della quale è membro Pablo Iglesias. Per queste ragioni, Aznar li ha denominati "i bolivariani"».

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