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IMMIGRAZIONE

I prefetti replicano ad Alfano: "Nessuno si tira indietro"

Il ministro dell'Interno: "Massima fiducia nei prefetti che stanno gestendo con efficacia il fenomeno complicato dell'immigrazione, ma chi non ce la fa, chi non regge l'urto se ne vada o sarà rimosso"

ROMA. Massima fiducia nei prefetti che stanno gestendo con efficacia il fenomeno complicato dell'immigrazione, ma chi non ce la fa, chi non regge l'urto se ne vada o sarà rimosso: il ministro dell'Interno Angelino Alfano interviene a muso duro dopo lo sfogo del sindacato Sinpref e delle parole sulla «solitudine» dei prefetti del capo del Dipartimento immigrazione del Viminale Mario Morcone.

Ed è scontro, con gli stessi prefetti che replicano: «nessuno di noi si tira indietro». «Abbiamo fiducia nei prefetti» che «hanno dato una prova di straordinaria efficienza negli ultimi 16-18 mesi nella gestione del fenomeno dell'immigrazione», ha premesso Alfano. Per poi aggiungere che «se singolarmente c'è qualcuno che si spaventa di fronte alle polemiche, che non ha le spalle larghe per reggere l'urto di questa difficoltà, non ha l'abilità per organizzare in modo manageriale il sistema dell'accoglienza, lo dica chiaramente, faccia un passo indietro oppure ce ne accorgiamo noi e lo sostituiamo».

«È chiaro - ha aggiunto poi il ministro - che tutto sarebbe stato più semplice se alcuni governatori avessero avuto il buon senso di dare una mano». Alfano è tornato sul tema nel pomeriggio, ammonendo che «anche in Italia dovrebbe valere lo stesso principio di un'equa distribuzione dei migranti sul territorio» che chiediamo all'Europa.

E ha fatto un esplicito riferimento: «quando Zaia, che rispetto, dice che in Veneto ci sono centinaia di migliaia di immigrati, se questi lavorano e contribuiscono al Pil non si possono mettere sul conto degli sbarchi. Il Veneto accoglie solo il 4% di chi arriva». Ma il presidente del Sinpref, principale sindacato dei prefetti, Claudio Palomba, non ci sta: «In questi mesi nessuno di noi si è tirato indietro nonostante le difficoltà», dice all'ANSA.

E aggiunge: «non condivido quanto affermato dal ministro. È l'amministrazione che dovrebbe capire se ci sono zone difettose». Palomba ieri aveva chiesto un incontro ad Alfano - richiesta alla quale oggi si associa anche un altro sindacato, l'Associazione Prefettizi - ma su questo fronte al momento non ci sono ancora novità.

«Se il governo può dire di aver affrontato il fenomeno - insiste Palomba - è grazie allo sforzo del personale di tutte le prefetture, che sta comunque affrontando l'emergenza con strumenti ordinari». Il sistema dell'accoglienza «ha tenuto proprio grazie alle prefetture». La temperatura è alta anche tra Alfano e la Lega, che ieri ha attaccato i prefetti: «Hanno subito un attacco volgare e violento da parte di Matteo Salvini e della Lega, quindi io sono dalla parte dei prefetti e mi rendo conto che essere insultati non è una cosa bella», ha detto oggi Alfano.

Pronta la replica del segretario della Lega Nord, che prima twitta: «Se un incapace del genere mi insulta, per me è una medaglia! Che dite?» e poi torna a infierire sui prefetti: «Il prefetto di Roma Gabrielli non è adeguato, non è all'altezza. Ma ce ne sono tanti come lui. Facciamo prima a chiudere tutte le prefetture. È pieno di prefetti che dovrebbero cambiare mestiere». Il clima è incandescente, ma Alfano riesce a scherzarci su: «Mi sta capitando di fare il ministro dell'Interno nell'epoca del terrorismo dell'Isis e del più grande flusso migratorio della storia repubblicana e posso dire che non è una vita facile» dice commentando il lapsus di una giornalista che lo ha definito «ministro dell'inferno».

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