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VIMINALE

Italiani rapiti in Libia, Alfano: con trafficanti non si tratta

IL CAIRO. Il governo non esclude che ci possano essere gli scafisti dietro il rapimento dei quattro connazionali in Libia ma chiude a qualsiasi ipotesi di scambio con trafficanti detenuti in Italia. «Non si tratta con gli scafisti», ha tagliato corto il Viminale dopo che in un'intervista a Sky Tg24 il ministro Angelino Alfano non aveva escluso alcuna ipotesi, compresa quella dei trafficanti di esseri umani.

«Non credo che possiamo escludere una pista, nessuno può dire se il rapimento possa essere attribuito» agli scafisti, aveva affermato Alfano rispondendo a chi gli chiedeva se dietro il sequestro potesse esserci una richiesta di scambio con alcuni detenuti in Italia. «Facciamo lavorare chi ha titolo a farlo, e a farlo nel silenzio», aveva suggerito il ministro.

L'ipotesi di un sequestro legato agli scafisti d'altra parte sembra prendere corpo dopo che Fajr Libya - la milizia islamista che ha imposto un governo parallelo a Tripoli contro quello riconosciuto di Tobruk - ha fatto sapere di non avere nulla a che fare con la vicenda. «Non siamo stati noi, non sappiamo chi li ha rapiti, ma sappiamo che gli italiani si trovano nel sud-ovest e che entro 10 giorni saranno liberi», ha affermato all'ANSA il portavoce Alaa Al Queck. Negli ultimi due giorni qualcuno aveva ipotizzato che Fajr Libya potesse aver avuto interesse al rapimento di italiani per lanciare un 'messaggio politicò a Roma, considerata da Tripoli troppo schierata sulle posizioni di Tobruk nei negoziati in corso sulla formazione di un governo di unità nazionale mediati dall'Onu.  Quel che è certo comunque è che a tre giorni dal sequestro manca ancora una rivendicazione 'ufficialè. Il lavoro dell'intelligence per trovare il canale giusto prosegue incessante, e fonti ben informate non nascondono la «grande preoccupazione» dovuta al fatto che la dinamica del rapimento non sia stato affatto «improvvisata». Non siamo davanti a criminali di strada ma a qualcosa d'altro, è il senso del ragionamento che si fa negli stessi ambienti, dove si teme che il denaro non sia l'unica possibile richiesta dei rapitori.

«Il fattore tempo», insistono, «è fondamentale per evitare che i quattro possano essere venduti e passare di mano». L'incubo, ovviamente, è quello che gli italiani possano finire nelle mani di qualche formazione legata all'Isis. Intanto fonti della città libica di Sabrata, al giornale 'Akhbar Libia24', hanno riferito che «i quattro italiani sono stati portati in una zona desertica, dove è facile trovare nascondigli». Secondo le stesse fonti, «i rapitori hanno fatto scendere gli italiani dalla loro macchina e li hanno fatti salire su un'altra auto, obbligandoli a lasciare i telefoni cellulari».

«Faremo di tutto per liberali», ha comunque assicurato Alfano, secondo il quale «l'Italia sta pagando un conto molto salato all'instabilità della Libia: Gheddafi comunque dava una stabilità, poi quel regime è stato destabilizzato e noi non vogliamo continuare a pagare il conto all'inerzia della comunità internazionale».  Sulla vicenda è intervenuto anche Sergio Mattarella. Parlando a Malta, il presidente della Repubblica ha definito il rapimento «una ferita aperta», auspicando che «si possa risolvere nel più breve tempo possibile».

Per il capo dello Stato, l'impegno dell'Italia per la soluzione della vicenda è «molto forte». «Tutti sono nel mirino, qualunque Paese che si batta per la tolleranza, la civiltà e il rispetto delle vite umane», ha detto Mattarella, mentre nel pomeriggio i familiari dei quattro connazionali sono stati ricevuti all'Unità di crisi della Farnesina per fare il punto sulla vicenda. Sul terreno libico intanto la situazione è diventata incandescente. Caccia dell'aviazione hanno bombardato un'area dove si concentra Ansar al Sharia nel quartiere di al Leithy a Bengasi, mentre due autobomba sono esplose a Derna. Ed è di almeno 37 morti il bilancio di sette giorni di scontri intertribali nel sud del Paese nella regione di Sabha.

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