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Ferrandelli firma la lettera di dimissioni dall'Ars

"Devo dare l'esempio. I siciliani devono sapere che i politici non sono tutti uguali che la dignità vale più dei compromessi al ribasso e di una poltrona con stipendio all'Ars"

PALERMO. "Ora silenzio. A domani". Lo scrive alle 16.58 sui Social il vice presidente dell'Antimafia regionale, Fabrizio Ferrandelli e allega una foto che lo ritrae mentre firma, come promesso, la lettera di dimissioni da deputato regionale. Domani Ferrandelli incontrerà i giornalisti per illustrare il percorso dei Coraggiosi siciliani per cambiare il Pd e per affermare in Sicilia una nuova stagione.

Da mesi Ferrandelli denuncia il fallimento del governo  Crocetta e dopo il caos mediatico per la pubblicazione di una  presunta intercettazione su Lucia Borsellino tra il governatore  della Sicilia Rosario Crocetta e il sui medico Matteo Tutino è  tornato a chiedere al Partito democratico di staccare la spina a  Crocetta per ridare la parola ai siciliani.

«Devo dare l'esempio. I siciliani devono sapere che i  politici non sono tutti uguali - afferma  Ferrandelli - che la  dignità vale più dei compromessi al ribasso e di una poltrona con stipendio all'Ars. E che, soprattutto, mantengono la parola  data. Avevo dato l'ultimatum a Crocetta e al Pd? Non mi hanno  ascoltato. Anzi, Raciti ha sentenziato che la legislatura deve  continuare e Crocetta, invece di dimettersi, si autosospende,  utilizzando un istituto fantasma. Io sono coerente e mi dimetto».

CRACOLICI (PD): CHIEDERÒ VOTO ARS PER RESPINGERLE. Il Pd all'Assemblea regionale siciliana (Ars) «è contrario alle dimissioni di Fabrizio Ferrandelli», e il capogruppo Antonello Cracolici annuncia che chiederà all'aula di esprimersi con un 'voto di accettazione', e «di respingerle». «Stiamo attraversando una fase politica complessa nella quale servono scelte condivise - afferma Cracolici - bisogna evitare fughe in avanti ed egoismi mediatici, bisogna far prevalere le ragioni del 'noì rispetto alla voglia di esposizione dell "io". La legge elettorale prevede che l'Ars si esprima sulle dimissioni di un deputato, in realtà però non ci sono precedenti univoci. Due anni fa Sergio Troisi, eletto con il M5s, si dimise da deputato, e in quel caso l'Ars non fu chiamata a esprimersi e il parlamentare fu sostituito dal primo dei non eletti dei 5stelle. Sarà la presidenza dell'Ars a decidere.

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