Gli ottant'anni di Donald Sutherland, le sue 180 pellicole tutte nel segno dell'eclettismo

ROMA. Strano destino quello di Donald Sutherland: essere presente in tanti film (circa 180), ma non averne molti che lo identifichino davvero, tranne forse Casanova di Fellini e M.A.S.H. di Altman. Faccia lunga, marziana, e occhi sporgenti, l'attore canadese, 80 anni oggi, ha sempre vissuto nel segno di un eclettismo straordinario. Viscido fascista in Novecento (Attila), triste e ambiguo Casanova, ha frequentato ogni genere, dai film horror di serie B a quelli di guerra fino alla commedia.

Nato a Saint John (New Brunswick), da Dorothy Isobel McNichol e Frederick McLea Sutherland (un elettricista), l'attore ha origini scozzesi, tedesche e inglesi. Già dj per una radio locale, studia ingegneria e teatro a Toronto. Debutta al cinema nel '64 in un film horror italiano: Il castello dei morti vivi. Un genere che frequenta molto negli anni '60 (come Una notte per morire, 1965). Poi arriva una piccola parte in Stato d'allarme (1967) e serie tv britanniche.

A sdoganarlo è Robert Altman con M.A.S.H. (Palma d'Oro) che gli regala il ruolo del capitano Pierce, schizzato rappresentante del goliardico ospedale da campo dove, più che di guerra e medicina, si parla di sesso. Nel 1970 è nel cast di Squillo per l'ispettore Klute di Alan J. Pakula insieme a Jane Fonda con cui avrà una storia d'amore.

Bravo nel ruolo di quello che sta sempre da un'altra parte, dell'imprevedibile, ma perfetto anche in quello di villain, Sutherland si misura in Fate la rivoluzione senza di noi (1970); E Johnny prese il fucile (1971); I diamanti dell'ispettore Klute (1973); A Venezia... un dicembre rosso shocking (1973). E ancora ne Il giorno della locusta (1974), in Assassinio sul ponte (1975) e in La notte dell'aquila (1976).

Per molti appassionati di Fellini, e non solo, sarà il plumbeo Casanova, lo sciupafemmine in disarmo, che rivive il passato con la sua inevitabile malinconia. Un film che lo segna, quello di Fellini, "un regista - dice in un'intervista - che ha cambiato la mia vita. Ho capito che dovevo fare l'attore quando ho visto lo stesso giorno 'La strada' di Fellini e 'Orizzonti di gloria' di Kubrick". Arriva poi Bertolucci con Novecento (1976) a rinnovare il suo sodalizio con l'Italia. Qui interpreta il viscido e vigliacco fascista Attila capace di far schizzare il cervello a un ragazzino sbattendolo contro il muro con il sorriso sulle labbra. Lavora poi con Chabrol in Rosso nel buio (1977); in Animal House con John Landis; nel remake de L'invasione degli ultracorpi (Terrore dallo spazio profondo) di Philip Kaufman. Poi è nel cast del film dello scrittore Michael Crichton, La grande rapina al treno (1979), in quello di Robert Redford, Gente comune (1980), ne La cruna dell'ago (1981) di Richard Marquand, ne L'inverno del nostro scontento (1983) e ne I soliti ignoti made in Usa (1984) di Louis Malle.

Negli anni '90 vince un Golden Globe per Cittadino X, in cui interpreta un colonnello sovietico. Diretto da Clint Eastwood Sutherland è uno dei più che stagionati Space Cowboys (2000), intenti a salvare il pianeta dalla collisione di un satellite in avaria.

Sempre per restare all'Italia, nel 2002 partecipa al documentario del regista canadese Damien Pettigrew su Fellini: 'Fellini: sono un gran bugiardo'; l'anno dopo è nel film di Renzo Martinelli sul caso Moro, Piazza delle cinque lune (2003). Tra il 2008 e il 2011, Sutherland si ritrova a recitare in commedie brillanti. Lo vediamo in Tutti pazzi per l'oro (2008), Astroboy (2009) e Come ammazzare il capo e vivere felici (2011), stesso anno in cui interpreta Harry McKenna nell'action Professione assassino e Aquila nel bellico romano The Eagle.

L'anno successivo lo troviamo invece ne La migliore offerta di
Giuseppe Tornatore. Infine, è il perfido dittatore Snow nella saga di Hunger Games a cui l'attore da sempre impegnato politicamente affida un messaggio sociale: "La maggior parte dei giovani che viene a vedere i film è stata ispirata dai libri della Collins, che hanno indicato una possibile libertà dall'oligarchia, dal gruppo di gente ricca che controlla le loro vite e li opprime. Letto il primo Hunger Games, ho capito che avrei fatto il tiranno Snow anche gratis... I giovani a parte fenomeni circoscritti come Occupy, sono passivi. Consumati da telefonini e tweet. Ho pensato a questa saga come a uno strumento per quel cambiamento che cercavamo nel '68. Più che il futuro racconta il presente, in un'allegoria che va oltre la denuncia del razzismo, classismo e sessismo che affliggono l'America, colpendo al cuore il capitalismo. Non ci sarà una rivoluzione negli Stati Uniti in tempi brevi, ma qualche cambiamento può ancora avvenire".

Per quanto riguarda la vita privata, ha avuto come prima moglie Lois Hardwick, nel '66 si è invece legato a Shirley Douglas (da cui si separata nel '70 per Francine Rachette). Dalla seconda moglie ha avuto due figli, Rachel e Kiefer Sutherland, l'ormai noto e affermato attore con cui ha condiviso il set di Forsaken.

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