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LA PRESIDENTE

Grecia, Boldrini: "Il rigore miope rischia di disgregare l'Europa"

ROMA. «È stata una trattativa lunga e pesante, ma non è passata la linea di chi voleva la Grecia fuori dall'euro. Sarebbe stata la pietra tombale sull'Europa. Una sconfitta di tutti». Lo afferma la presidente della Camera, Laura Boldrini, in un'intervista al Corriere della Sera in edicola oggi sull'accordo sulla Grecia.

Per la Boldrini «Tsipras è stato coraggioso e responsabile. Ha calcolato che avere quella linea di finanziamento fino a 86 miliardi avrebbe offerto al suo Paese una prospettiva, evitando il contagio. L'alternativa era l'interruzione sine die dei servizi primari e della fornitura di beni, conseguenze che sarebbero state per il popolo forse ancor più pesanti di queste misure». Il premier greco «ha assunto decisioni lungimiranti che fanno di lui un leader di grande personalità - sottolinea la terza carica dello Stato -. Le pagherà, forse anche rispetto alla tenuta del governo, ma l'analisi che lo vede umiliato è superficiale. È vero che i greci dovranno fare enormi sacrifici, però ottenere una simile linea di credito dall'Europa non è secondario». Secondo la Boldrini l'accordo «è stato ottenuto a carissimo prezzo, ma va in una direzione di coesione. Se l'Europa, per la prima volta, avesse escluso dalla zona euro uno stato invece di allargare i suoi confini, sarebbe stata la via di non ritorno». E in Germania «se fosse passata la linea dei falchi ci saremmo avviati sulla strada della dissoluzione, tradendo totalmente lo spirito dell'Unione. Ora però fermiamoci, apriamo una riflessione su dove vogliamo andare. Dalla Cina agli Stati Uniti di Obama, tutti i partner hanno espresso preoccupazione per la stabilità dell'Europa».

Alla domanda se il premier Matteo Renzi sulla questione sia rimasto in panchina, la presidente della Camera risponde così: «No, opponendosi all'uscita della Grecia ha giocato anche la partita dell'Italia. Nelle ore drammatiche del vertice, Tsipras ha combattuto col sostegno di Hollande e Renzi, finchè hanno potuto. Dunque Renzi ha dovuto mediare anche rispetto alle posizioni degli alleati». Laura Boldrini difende poi il referendum greco: «Ascoltare il popolo è stato uno slancio legittimo. Non per liberarsi dall'Europa e dall'euro, ma per liberarsi di certi vincoli che avevano fatto soffrire il Paese e chiedere alla Grecia se voleva accettare le condizioni della Troika. Ma di fronte al rischio di uscire dall'euro, Tsipras ha scelto il danno minore per il suo popolo e per l'Europa stessa: non avviare una traumatica rottura». E aggiunge: «Quando Cameron ha detto che farà votare gli inglesi sul rimanere o no nell'Ue, non c'è stata la stessa levata di scudi, non ho visto la stessa preoccupazione aleggiare nelle sale dei vertici europei. Insomma, se il referendum lo fa Tsipras è da irresponsabili e se lo fa Cameron è diverso?». Inoltre per la presidente della Camera «su immigrazione e solidarietà tra Stati si sta lacerando quel senso di Europa concepito da Schumann, Adenauer, Spinelli. Come reagirebbero i padri fondatori scoprendo che su quegli scogli di confine si è schiantata l'Europa concepita dopo la Seconda guerra mondiale? Se sapessero che, di fronte a uno Stato in difficoltà, altri propongono di espellerlo? Per non dire di chi vuole costruire muri e di chi invoca la pena di morte. L'Europa non si può reggere solo sull'unione monetaria, serve l'unione politica e l'occasione
non va sprecata. Per arrivare agli Stati uniti d'Europa bisogna andare tutti nella stessa direzione».

«Il rigore miope rischia di disgregare l'Europa - aggiunge -. Il cammino deve ripartire dagli orfanotrofi della Grecia, dove i bambini abbandonati sono aumentati del 300%. Cosa può giustificare tutto questo accanimento? È facile adottare misure così drastiche da parte di Paesi, come la Germania, che hanno sussidi per chi non ha occupazione. Ma in Grecia e in Italia il reddito minimo garantito non esiste e chi a 50 anni perde il lavoro rischia di dover dormire alla Caritas».

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