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L'ultimatum dell'Eurozona: tre giorni per le riforme o sarà inevitabilmente "Grexit"

BRUXELLES. L'Eurozona vuole tenere la  Grecia nell'euro, ma in cambio vuole una resa incondizionata.  Solo una settimana fa erano Tsipras e suoi cittadini che hanno  votato 'Nò a dettare le condizioni, ora invece è la Germania  della Merkel e di Schauble. Non vogliono aiutare Atene a tutti i  costi, tutti i costi li deve pagare il Governo Syriza, se vuole  davvero restare nella famiglia della moneta unica. Il prezzo  sarà altissimo: il ritorno della Troika, che verificherà ogni  passo del Governo, la reintroduzione dei licenziamenti  collettivi, l'abolizione della contrattazione collettiva.  Tsipras non avrà nemmeno il tempo di tornare a casa e spiegare  il perchè di un piano molto più duro dell'ultima offerta, visto  che deve far approvare dal Parlamento entro mercoledì il primo  set di riforme, tra cui Iva e pensioni. E non avrà nè tempo, nè  scelta: l'alternativa che gli propongono al momento è una  'Grexit' temporanea, con tutte le incognite sul fallimento che  essa comporterebbe.

 Il piano 'prendere o lasciarè, che mette il cappio intorno  al collo di Atene lasciando a lei la scelta di stringerlo o  meno, lo scrive l'Eurogruppo. C'è chi dà per scontato che il  ministro Tsakalotos, pronto a tutto pur di portare a casa il  salvataggio, l'abbia già accettato. Altri dicono che sia un modo  per buttare la Grecia fuori, costringendola a rifiutare la  polpetta avvelenata. Accettare simili condizioni, più dure di  qualunque bozza circolata nelle scorse settimane, renderebbe  praticamente scontata l'uscita di scena del premier. È per  questo che i leader provano a negoziare, alcuni aiutando il  premier ellenico a venire fuori dalla strada senza uscita in cui  i falchi l'hanno cacciato.

«La situazione è molto complicata, stiamo cercando di  arrivare ad un accordo», ha detto il premier Matteo Renzi  entrando al vertice. «La Francia farà di tutto per raggiungere  un accordo oggi permettendo alla Grecia di restare nella zona  euro», ha affermato Francois Hollande, chiedendo di abbandonare  gli interessi nazionali e difendere «la concezione di Ue».  L'invito è chiaramente alla Germania, granitica nella sua  sfiducia verso i greci. «Non ci sarà un accordo a qualunque  costo, dovremo valutare se i vantaggi sono superiori agli  svantaggi», ha avvertito Angela Merkel, convinta che un cattivo  accordo sia peggio di nessun accordo.

Francia e Italia, per ora, restano voci isolate, mentre la  Germania ha molti seguaci: tutti e tre i Paesi Baltici, Olanda,  Slovacchia, Malta, Austria, Portogallo e Finlandia. Tanto che  uno dei pochi a considerare «buoni progressi» le condizioni  capestro del documento dell'Eurogruppo è il ministro Alexander  Stubb, il più estremo dei falchi anche per necessità, visto che  il suo Governo, ricattato da una parte della coalizione, rischia  di cadere se si andrà incontro ai greci. Per questo il documento  scritto dall'Eurogruppo e poi passato ai leader è anche ad uso e  consumo di quei Governi che devono dimostrare fermezza in casa  propria. E quindi tornano tutti i cavalli di battaglia dell'  'austerity': dalla Troika che torna a 'commissariarè il Governo  ellenico all'abolizione immediata - cioè entro mercoledì - delle  baby pensioni, dalla reintroduzione dei licenziamenti collettivi  all'abolizione della contrattazione collettiva. Nemmeno le  riforme che Tsipras ha già fatto potranno salvarsi: dovranno  essere 'compensatè (cioè trovando misure a copertura), o  abolite. Entro mercoledì dovrà già dare prova di aver capito:  deve far approvare dal Parlamento la riforma dell'Iva, delle  pensioni, l'adozione del Codice di Procedura civile, la  creazione del 'Fiscal Council' previsto dal Fiscal Compact per  controllare i bilanci e la direttiva per la 'risoluzionè delle  banche, che mette fine ai salvataggi statali. Subito dopo un  nuovo Eurogruppo deve riunirsi per giudicare, e nel caso dare il  via libera al terzo salvataggio da 80-86 miliardi di euro, di  cui 10-25 andranno immediatamente alle banche asfissiate, alcune  delle quali si prevede dovranno fare 'fallimento ordinatò. Si  prevede anche un intervento sul debito, ma senza specificarne la  portata.     Tra parentesi nel documento - quindi ai leader la decisione  se tenerla o meno - resta l'alternativa: ad Atene verrà data la  possibilità di «un negoziato rapido per una sospensione  temporanea dalla zona euro, con possibile ristrutturazione del  debito». Un'ipotesi che si cerca ancora di scongiurare. «La  notte sarà lunga», profetizzavano in serata fonti  europee.

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