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L€INTERVISTA

Onida: «L'Europa non può chiudere il rubinetto, Bruxelles accetti l'esito delle urne»

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Simul stabunt vel simul cadent», dicevano i latini (Staranno insieme oppure cadranno insieme). Un motto latino che rende bene il clima di incertezza che lega a un unico destino la Grecia e l' Europa all' indomani del referendum che ha visto prevalere il no opposto dalla gente ellenica alle proposte della Troika. Nell' ora in cui si indulge a facili trionfalismi che inneggiano alla democrazia, l' economista Fabrizio Onida, rigoroso come sempre, però predica prudenza.
«Entrambe le parti devono prendere atto della volontà popolare, e rimettersi sedute al tavolo delle trattative. Non ha vinto né perso nessuno», ammonisce il docente della Bocconi.

Professore, quali conseguenze occorre immaginare dopo la vittoria del no?
«Se da un parte il Consiglio europeo deve accettare il verdetto delle urne, Tsipras non deve per questo agire incautamente. Il voto ne ha rinsaldato la posizione e l' autorevolezza, e lo pone in condizioni di maggiore forza contrattuale davanti alla Troika. Ma una parte consistente dell' elettorato greco ha chiesto un accordo con l' Europa e dovrà tenerne conto. La crisi di liquidità delle banche greche incombe all' orizzonte, e una rottura del tavolo negoziale si tradurrebbe in una catastrofe che la Grecia non può consentirsi».

Si è detto che la vittoria del no costringerà la Bce a non confermare la liquidità d' emergenza del programma Ela: le banche greche resteranno a secco?
«Reputo questo scenario improbabile. Non è nell' interesse della Bce provocare una paralisi della liquidità. È plausibile immaginare che dopo qualche giorno di stallo la Banca centrale aprirà i cordoni. Bloccare i prelievi al bancomat non è nell' interesse di nessuno. Tsipras ed Europa devono sedersi a un tavolo in tutta fretta».

Il leader greco ha garantito che sarà trovato un accordo nonostante la vittoria del no. Ma che ne sarà dei soldi dei risparmiatori greci intanto?
«Se la Bce, com' è ragionevole, non vorrà stoppa re il flusso di liquidità, sarà necessario continuare a contingentare i prelievi di liquidi. I depositanti hanno ritirato il loro soldi per timore di un' uscita dall' euro, e non è la vittoria del no che riporta denaro agli sportelli greci».

Quali sono le indicazioni che Grecia ed Europa devono trarre dall' esito del referendum?
«Atene e Bruxelles devono comprendere che la guerra di logoramento di questi ultimi mesi ha finito per mettere tutti in un vicolo cieco. È ora che si faccia un passo in avanti. Posto che la Grecia non abbia sufficienti garanzie per ripianare il debito, la Troika dovrebbe puntare su un default controllato. Una ristrutturazione del prestito, fatto di ulteriori dilazioni e uno sconto consistente a bassi interessi, permetterebbe alla Grecia di azionare le leve della spesa sociale».

Meno rigore, più flessibilità, per dirla con una formula semplice. La ricetta dell' austerity è stata dannosa?
«Anche se il ministro Varoufakis ha ecceduto nella misura, definendo i suoi creditori come terroristi, ha in buona sostanza ragione. La ricetta liberista prescritta dall' Europa è troppo ideologica e profondamente dannosa. Non si possono imporre tagli su tagli a Paesi come la Grecia che hanno visto il loro Pil precipitare afondo. Se un Paese viene messo nelle condizioni di non produrre alcunché, come se ne può pretendere la solvibilità? È sinonimo di debolezza intellettuale e culturale. Se l' austerity si è dimostrata controproducente, è ora di provare strade diverse. Esistono vie di mezzo tra il neoliberismo sfrenato e il socialismo reale».
«La paura di uscire dall' euro ha prodotto in Grecia una crisi di liquidità delle banche e del sistema dei pagamenti. I depositanti si sono dati alla fuga, i mancati pagamenti ai fornitori hanno mandato in tilt la catena produttiva e i capitali sono già defluiti all' estero. Ma la Bce potrebbe ovviare a queste difficoltà se solo riammettesse Atene tra i 28 paesi beneficiari del Quantitative easing di 60 miliardi al mese fino al settembre 2016 e sbloccasse l' attuale soglia che limita a 89 i miliardi di liquidità di emergenza previsti dall' Ela, l' Emergency Liquidity Assistance. Nonostante l' unione bancaria, alla Bce è vietato finanziare banche insolventi. Sarebbe opportuno che le cose cambiassero».

Come si esce dall' empasse?
«Lo ha detto anche il Fondo Monetario nel rapporto sulla sostenibilità del debito greco: ad Atene servono 60 miliardi aggiuntivi nei prossimi 3 anni, ma queste somme, una volta versate, aumenteranno ancora gli oneri che gravano sul Paese. Si tratta di una bocciatura del rigore europeo, che però sarebbe risultata più utile se fosse arrivata prima del congelamento delle trattive. Serve quello che gli esperti del Fondo chiamano "debt relief", un taglio del debito consistente, di 30 o 40 miliardi, con un allungamento della durata media delle scadenze da venti a quarant' anni».
La Grexit potrebbe costare all' Italia undici miliardi di euro, ha avvertito Standard e Poor' s. C' è da crederci?
«Proiezioni di questo genere sono sempre azzardi statistici. In questo momento non è chiara a nessuno l' entità del default».

Non corriamo nessun pericolo, così come assicurato da Matteo Renzi?
«Nessun Paese può dirsi al sicuro a fronte delle condizioni in cui versa la Grecia».

Dobbiamo temere una nuova impennata dello spread, fintanto che non si giunge a una schiarita?
«È ragionevole pensare che i mercati manifesteranno un certo nervosismo, in attesa di soluzioni politiche chiare che rompano il clima di incertezza».
Dunque l' Europa, Germania in testa, farebbe bene a riaprire il dialogo.
«Diceva un vecchio adagio americano, che se sono creditore di 100 dollari ho vinto io. Ma se sono creditore di 100 milioni di dollari, il coltello dalla parte del manico ce l' ha il mio debitore».

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