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L'INTERVISTA

Palidda: «È la corruzione il terreno fertile sul quale prospera la criminalità»

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«La mafia non si sviluppa a caso, ma sempre dove trova degli spazi, un terreno fertile, ovvero l' interesse da parte degli attori economici, finanziari e politici ad usare prestazioni criminali» per fare soldi in fretta, per speculare, per vincere una tornata elettorale.

«Si chiama tecnicamente vendibilità economica e politica del crimine» ed è questa la chiave di volta per capire la migrazione delle mafie non solo verso Nord, ma anche all' estero, secondo Salvatore Palidda, sociologo di origini siciliane ed attualmente docente all' università di Genova, che si occupa da anni proprio di migrazioni e di criminalità. Ela corruzione avrebbe un ruolo centrale («senza sarebbe impossibile per le mafie infiltrarsi e fare affari»). «È vero - dice Palidda - che siamo nell' epoca della « globalizzazione delle mafie, che ha subìto un' accelerazione straordinaria dopo il crollo del muro di Berlino, non solo per via della globalizzazione del sistema economico, ma anche per forme di liberismo che hanno svincolato sempre di più gli imprenditori e per la tendenza alla depenalizzazione di molti reati finanziari che si è registrata in vari Paesi». Per bloccare l' espansione delle mafie, secondo il sociologo «è necessario un risanamento di tutte le istituzioni, specialmente di quelle preposte ai controlli che spesso non fanno quello che dovrebbero, e una lotta seria alle economie sommerse, che in Italia costituiscono il 32 per cento del Pil».

La migrazione delle mafie al Nord è un fenomeno recente?
«Non mi convince l' idea delle mafie che si spostano. Èvero che siamo nell' epoca della loro globalizzazione ma in realtà le attività mafiose attecchiscono solo laddove c' è Associazione Siciliana Leucemie E Tumori dell' Infanzia un interesse a servirsi di prestazioni criminali. Il terreno fertile tecnicamente si chiama "vendibilità economica e politica del crimine". Se non ci fosse gente interessata e disposta a cedere, per le mafie sarebbe impossibile infiltrarsi. Da una parte ci sono per esempio imprenditori che hanno voglia di fare denaro facilmente e dall' altra ci sono mafiosi che hanno grosse disponibilità di liquidi».
Secondo questo punto di vista, la corruzione assume un ruolo centrale...
«Certamente, il nesso tra la corruzione e la diffusione di queste organizzazioni criminali è tipico e non è un' esclusiva della mafia siciliana. Si tratta ormai di cerchie sociali molto potenti, che riescono ad inserirsi proprio perché trovano un humus adatto. Senza la corruzione sarebbe impossibile l' infiltrazione delle mafie. Negli Stati Uniti, per esempio, periodicamente vengono proposte campagne di lotta alle mafie, ma puntualmente sono state scoperte connivenze esplicite di militari, ma anche di agenti dei Servizi. E non deve sorprendere: per poter portare avanti attività illecite, le mafie hanno bisogno di trovare disponibilità, anche attraverso la corruzione, in vari ambienti».

Quindi sarebbe un incontro di esigenze illecite nell' ambito di un mercato malato ed inquinato, più che un' esportazione del crimine?
«Negli Stati Uniti, negli anni '20, le prime vittime dei ma fiosi erano proprio i meridionali che emigravano. Le bande nascevano per controllare la manodopera straniera, per schiavizzarla. Per fare un altro esempio: la banda del Brenta era strettamente legata alla mafia palermitana soprattutto per il riciclaggio di denaro sporco, che avveniva a Venezia, non in Sicilia. Se non trovano un varco, le mafie non riescono ad svilupparsi».

Oggi è un fenomeno in espansione? Ein cosa si distingue dal passato?
«Il contesto è molto cambiato. Negli ultimi quindici anni c' è stato il boom del liberismo, che ha svincolato sempre di più gli imprenditori, ma contemporaneamente in molti Stati, compresa la Francia, sono stati allentati i control lie si è andati verso una depenalizzazione dei reati finanziari, di quelli commessi dai così detti colletti bianchi. In Italia, dopo Tangentopoli, cos' è successo? È forse sparitala corruzione? È evidente che no, perché l' azione giudiziaria da sola non è sufficiente, occorre un risanamento globale e negli ultimi vent' anni, per esempio, non si è fatto nulla per prevenire la corruzione nelle istituzioni dello Stato».

Cosa si dovrebbe fare invece?
«Gli attori istituzionali e sociali devono trovare insieme delle sinergie per contrastare le attività criminali, in tutti gli ambiti, nelle banche, tra i professionisti, tra le forze dell' ordine, per esempio. Prendiamo il caso del traffico di rifiuti tossici dal Nord verso il Sud, non sarebbe mai avvenuto se le istituzioni preposte ai controlli fossero intervenute. La corruzione delle agenzie di controllo è indispensabile per gli affari illeciti, ecco perché queste agenzie devono essere rafforzate, controllate a loro volta, e sottoposte a una formazione continua, come avviene in altri Paesi. Spesso in Italia la magistratura ha dovuto fare da supplente, ma quello che serve è una rivoluzione culturale, anche politica, che ponga al centro il problema del risanamento delle istituzioni con una scelta forte».

Lei vive a Genova. In quali zone le mafie sono più presenti?
«La Liguria è una regione in declino, dov' è presente soprattutto la 'ndrangheta, ma è una mafia di basso livello rispetto a quella che si trova invece a Milano. Le mafie che fanno attività lucrative si trovano nelle zone dove girano molti soldi e grandi affari, anche in relazione ad opere pubbliche, come accade in Lombardia, appunto, ma anche in Emilia Romagna. Nelle zone più ricche fiorisce anche l' economia sommersa, che nel nostro Paese costituisce il 32 per cento del Pil».

E quali sono le attività che più attirano le mafie?
«L' edilizia e le speculazioni immobiliari, ma anche quelle finanziarie, il riciclaggio, ultimamente anche attraverso grandi catene di distribuzione e di supermercati, i cantieri pubblici. Ma, ribadisco, le mafie non si possono muovere da sole: per le speculazioni immobiliari, per esempio, è sempre necessario che un ente pubblico rilasci delle licenze. Pensiamo all' escamotage giuridico delle "emergenze", in cui si può agire senza gare d' appalto ed evitando per esempio controlli da parte della Corte dei Conti: ha finito per permettere di fare qualsiasi cosa».
Ma in questo quadro, quanto è necessaria la violenza? Cioè sembra che le mafie si muovano con più facilità usando le mazzette che la lupara...
«La violenza c' è e ci sarà sempre, perché serve ad avvalorare le minacce di un' organizzazione criminale. Non sempre però vengono denunciate e possono essere anche indirette. In genere però quando la violenza diminuisce vuol dire che le mafie sono più forti, riescono cioè ad ottenere con le buone tutto ciò di cui hanno bisogno».

Visto il ruolo centrale della corruzione in questo sistema, l' istituzione dell' Autorità anticorruzione può essere un rimedio efficace?
«Può esserlo, ma solo ad alcune condizioni. Intanto dovrebbe avere articolazioni in ogni provincia o tribunale, con un coordinamento nazionale. Gli intrecci comunque vanno ben oltre la semplice corruzione, spesso distinguere illegale, dal semi -legale e dall' illegale è veramente difficile. Occorre una lotta seria alle economie sommerse. Il risanamento delle istituzioni di cui parlavo prima, non si fa soltanto dicendo "state attenti altrimenti vi mettiamo in galera", il problema è quello della prevenzione. E questo può avvenire soltanto rafforzando le agenzie di controllo, che vanno a loro volta controllate, perché non sono immuni dalla corruzione. In Italia, inoltre, non abbiamo mai avuto una seria formazione professionale di tutti i componenti delle istituzioni, come avviene in tanti altri Paesi. Quanti, per esempio, vengono eletti in un consiglio comunale e non hanno la minima idea di come funzioni?».

 

 

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