Sicilia, La politica a Cinque Stelle
L'INTERVISTA

Cancelleri: «Crocetta lasci, basta con gli slogan. In Sicilia c’è chi vuole cambiare davvero»

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Fra le forze che chiedono le dimissioni del presidente della Regione, Rosario Crocetta, c'è anche il Movimento 5 Stelle. «Perché questo governo - dice Giancarlo Cancellieri, leader dei grillini in Sicilia - ha dimostrato di essere incapace amministrativamente: non è in grado di programmare né di risolvere i problemi ma non riesce nemmeno a proporre soluzioni».

Perché le dimissioni di Crocetta sono, secondo voi, la soluzione?

«Crocetta ha detto di essere il vero rottamatore: vero, ha rottamato la Sicilia, la sta distruggendo mentre adesso è il momento di costruire. Si dovevano smantellare pezzi di un apparato marcio e ricostruire, questo non è avvenuto. Per questo non è adeguato. Sono passati 85 giorni dalla chiusura dell'autostrada, non c'è un cronoprogramma chiaro, non c'è una ruspa o un operaio al lavoro. E a nessuno è venuto in mente di spegnere le luci della galleria di Tremonzelli? Costa 600 euro al giorno. È una banalità ma fa toccare con mano l'incapacità».

Non basta un rimpasto?

«Crocetta ha cambiato 35 assessori in 31 mesi, praticamente uno ogni 20 giorni. Mi pare chiaro che l'incapacità è cronica da parte sua: questo presidente non riesce ad avere rapporti con nessuno, è un uomo solo al comando. Non ci ha saputo fare nemmeno con i suoi alleati, la battaglia interna al Pd è l'emblema di questa vecchia politica».

Forza Italia vede come via d'uscita «fuori i tecnici, dentro i politici». È una soluzione?

«No, l'unica strada è tornare a votare, mettere in campo forze nuove e idee nuove per cambiare la Sicilia. La nostra regione è sempre stata denigrata, vista come fonte di sprechi. Oggi invece la Sicilia potrebbe cambiare, affrancarsi da questa immagine, e trainare l'Italia fuori dalla crisi».

Si potrebbe pensare che è i 5 stelle spingano per le elezioni per approfittare di un momento favorevole...

«Non siamo noi a spingere, sono i cittadini. Le elezioni in Sicilia hanno rottamato vecchi sistemi, hanno detto fine a vecchi nomi e centri di potere. È stato un referendum netto, una bocciatura della politica regionale e di questo governo. Un governo che propone ad esempio il reddito di cittadinanza: noi lo proponiamo da due anni e mezzo. Pensa di potere avere appeal con queste proposte, ma il tempo è scaduto. E la possibilità di fare riforme a più mani è finita, se in un primo momento c'era la possibilità di collaborare, non c'è più da due anni almeno».

Eppure i 5 Stelle hanno votato a favore della legge sui tagli ai Comuni...

«Questa legge nell'agenda politica l'abbiamo fatta introdurre noi. Dopo le nostre denunce su Agrigento, Siracusa, Gela, Misterbianco, Acireale sono stati costretti ad affrontare un tema. Noi il primo disegno di legge in questa direzione lo avevamo presentato il 17 dicembre 2012, a venti giorni dalle elezioni, ma non siamo stati ascoltati. Abbiamo votato questo testo di legge perché era nella nostre corde, ben venga collaborazione su temi concreti. Certo si poteva fare meglio, ad esempio la decisione di rimandare i tagli è stato ennesimo regalo dalla politica a se stessa. I sindaci 5 stelle applicano già i tagli, negli altri Comuni chi non lo farà dovrà tagliare servizi ai cittadini visto che non ci sono i fondi».

Crocetta dice «se mi dimetto la Sicilia finirà come la Grecia, migliaia di persone perderanno il lavoro». Non si rischia quindi che la soluzione sia peggiore del male?

«Lui vive di slogan ma questo terrorismo non funziona più. Non mi pare ci siano i presupposti, sono solo slogan che alla fine riescono solo per fare terra bruciata attorno a Crocetta stesso. La gente ha voglia di cambiare».

Questo sfaldamento nella maggioranza secondo lei è responsabilità di Crocetta o dei partiti, il Pd soprattutto?

«Quella del Pd è una responsabilità politica: sono loro che hanno le leve per gestire o per continuare con questa impasse. Dopo la seconda mozione di sfiducia io li ho avvisati: la prossima deve essere il Pd a presentarla, devono prendersi la responsabilità. Possono dimostrare ai cittadini di non essere il "partito del bostik", attaccato alle poltrone. E se presenteranno una mozione di sfiducia devono avere già almeno dieci firme, solo così la la prenderemo in esame, altrimenti è un ennesimo trucco».

In caso di elezioni anticipate il Movimento 5 Stelle ha già individuato un candidato?

«Come sempre la scelta avverrà on line, rimetteremo tutto alla valutazione della rete».

 Si fa però il suo nome...

«È vero, si fa il mio nome, se i cittadini mi daranno questa opportunità e questa responsabilità presterò di nuovo il mio servizio. Altrimenti il progetto di riportare trasparenza va avanti lo stesso. Io sono un soldato».

Avete avviato i lavori per la bretella sulla A19 e siete stati accusati di demagogia, il commissario Guardabassi dice che è inadeguata...

«Abbiamo iniziato con la messa in sicurezza, è stato realizzato il fondo stradale, la apriremo entro questo mese: questa non è demagogia, sono loro che stanno creando confusione. Le autorizzazioni? Ci sono tutte. Manca il parere del Provveditorato delle Opere Pubbliche che non è vincolante per l'inizio lavori ma solo per utilizzare la strada come via di fuga e il sindaco di Caltavuturo può emettere un'ordinanza di protezione civile. È chiaro non è la soluzione definitiva ma è un segnale di grande velocità mentre le autorità sono immobili. E poi è un segnale di una politica che vuole cambiare, che mette mano nelle proprie tasche per fare qualcosa per i cittadini. Al contrario di quello che ha sempre fatto la politica».

Secondo lei c'è veramente il rischio default per la Sicilia?

«Se non arrivano i soldi da Roma saremo in grande difficoltà ma non possiamo sempre fare conto su questo e non possiamo sempre lamentarci se gli aiuti non arrivano. Da quasi tre anni sentiamo parlare di tagli delle partecipate e dei consigli di amministrazione, di accorpare i consorzi di ricerca, della riforma dei consorzi bonifica, di quelle per tagliare posti di sottogoverno e sprechi nella sanità: sono tutte norme che potrebbero dare respiro invece si continuano a salvaguardare centri di potere. Si deve tagliare e investire sul turismo. La nostra campagna elettorale sarà centrata su questi temi, da questo deve ripartire la Sicilia».

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