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BRUXELLES

Grecia, falliti negoziati con Eurogruppo: niente proroga ad aiuti

BRUXELLES. È durata poco la nuova riunione dell'Eurogruppo: la quinta in dieci giorni. Il punto più importante dell'ordine del giorno era stato spazzato via dopo l'annuncio del governo greco di indire per domenica prossima un referendum sul piano di salvataggio proposto dai creditori internazionali. Un voto che, a questo punto equivale a stabilire se Atene deve restare o meno nella Ue. Il premier Tsipras ha dato questa comunicazione a sorpresa nella notte e ieri pomeriggio a Bruxelles ha chiesto ai ministri delle Finanze dell'area euro di estendere l'attuale programma di salvataggio per poter tenere il referendum il 5 luglio. Richiesta che è stata bocciata segnando la definitiva rottura dei rapporti fra la Grecia e il resto dell'Europa. Se il referendum dovesse affermare la volontà del popolo greco di uscire dall'euro ben difficilmente sarebbe possibile mantenere il Paese dentro l'Unione europea.

I rapporti fra i partner sono ormai molto logorati con le accuse di reciproco tradimento. L'annuncio dato dal premier ha fatto ripartire in piena notte la corsa dei greci ai bancomat. E ha deluso molti leader dei paesi creditori. Per oggi è previsto un incontro con il governatore della Bce Mario Draghi nel corso del quale il governo greco chiederà di tenere aperti i finanziamenti straordinari che finora hanno tenuto in vita le banche greche. Non sarà semplice per il banchiere centrale aderire a questa proposta considerando che la Bce è già esposta per 89 miliardi con il sistema creditizio ellenico. Si fa sempre più concreto il rischio di una insolvenza sul pagamento di 1,6 miliardi di euro che la Grecia deve versare entro il 30 giugno al Fondo monetario internazionale. Non a caso  l'ultima proposta avanzata dai creditori internazionali prevedeva, in caso di accordo, il versamento immediato di 1,8 miliardi di euro. La possibilità che la Grecia vada o meno in default a questo punto dipende dalla «flessibilità» dei creditori, ha detto il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, che ha quindi chiesto la restituzione degli 1,9 miliardi di euro di interessi che la Bce ha maturato sui bond greci detenuti così da poter rimborsare l'istituto di Washington.  Il clima non sembra molto favorevole. «La Grecia ha chiuso la porta al negoziato e il referendum è stata una sorpresa veramente spiacevole», ha detto il ministro finlandese delle Finanze. «Il piano B sta diventando il piano A», ha avvertito. Mentre per il ministro tedesco delle Finanze Schaeuble «la Grecia ha abbandonato il tavolo».

È «impossibile estendere il programma» di salvataggio «senza continuare a negoziare». Per il presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem «il referendum è una scelta di chiusura triste» . Gli ha fatto eco il ministro spagnolo De Guindos «ci stiamo avvicinando più al piano B», la gestione dell'uscita della Grecia dall'euro, «che non al piano A», un accordo sul piano di riforme di Atene e nuovi aiuti finanziari. De Guindos ha chiesto anche che Atene «ripensi» alla scelta di indire il referendum sul piano dei creditori. La scelta del governo greco di indire un referendum sulla proposta dei creditori «è una scelta sovrana e viene discussa in questo momento al Parlamento», ha detto il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici. «Noi vogliamo che la Grecia rimanga nell'euro e abbiamo lavorato fino a ieri sera per avvicinare le due proposte. Le differenze fra le due parti sono ben chiare e molto limitate. Se c'è volontà, c'è un via e l'accordo è a portata di mano», anche se oggi «è difficile».  Due sono i temi, ha ricordato Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario: da un lato Atene deve fare «riforme strutturali importanti e consolidare il bilancio per consentire crescita e creazione di occupazione, dall'altro i partner europei devono dare sostegno finanziario e agire sul debito. È quello che abbiamo sempre sostenuto, continuiamo a lavorare su questo».

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