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LA MINISERIE

Amendola torna in tv: racconto Lampedusa per non chiudere gli occhi

ROMA. Una miniserie per Rai1, per la regia di Marco Pontecorvo in due puntate di stretta attualità destinata a far discutere per i temi affrontati ma anche, come rivela il suo protagonista Claudio Amendola, a riaccendere la memoria sul sentire comune: Lampedusa.

Non c'è posto d'Italia più profondo di Lampedusa. Profonda è la sindrome di un pezzo di terra dimenticata e attraversata da un problema sociale scottante. La storia non solo dei clandestini che sbarcano sull'ultimo lembo di terra italiana sospeso nel mare, una zattera di umanità e scetticismo che non sempre riesce a strapparli alla morte, ma anche degli italiani nati in quel posto e intrisi di una tenace disperazione. Un social drama di grande attualità che riporta il formato della miniserie in due parti alla sua funzione di evento televisivo per riflettere sui problemi della contemporaneità e mettere in scena sentimenti forti e spettacolari.

Scritto da Andrea Purgatori e Laura Ippoliti. Nel cast anche Carolina Crescentini. Una produzione Fabula Pictures, andrà in onda nella in primavera 2016, le riprese in questi giorni sull'isola.

L'argomento, tra i problemi più rilevanti dell'Italia, sarà affrontato da più angolazioni, che racconterà i migranti ma anche chi li accoglie (Guardia Costiera e abitanti dell'isola) e chi ne segue il percorso in prima persona (volontari, operatori sanitari e amministrazione pubblica).

La troupe e il regista avevano fatto un sopralluogo nelle location nei giorni precedenti al primo ciak in modo da definire gli ultimi dettagli sulle scene.

«Nei giorni scorsi - ha raccontato Amendola che nella fiction interpreta un sottufficiale della guardia costiera alla guida di una imbarcazione - ero al ristorante. Ho sentito una frase che dovrebbe farci riflettere. C'era un ambulante che vendeva delle rose e che forse era un pò insistente. Di solito i camerieri allontano queste persone dicendo 'torna al Paese tuo'. Questa volta la frase è stata: 'Vai ad affogare in mare anche tu'. Allora bisogna chiedersi cosa sta succedendo, bisogna riflettere sulla scarsa memoria, sul fatto che non riconosciamo più la provenienza degli italiani, i nostri valori.

Se la la frase violenta diventa questa, vuol dire che c'è bisogno di intervenire e di prendere farci tutti un grande esame di coscienza queste cose non possono passare come una battuta butta lì a caso. La Rai è molto coraggiosa e responsabile ad affrontare questo tema ma quetso è servizio pubblico».

Spiega lo sceneggiatore Andrea Purgatori: «Noi parliamo di ciò che vuol dire l'accoglienza e l'arrivo dei migranti ma anche la tragedia di chi si imbarca, di chi non riesce a imbarcarsi, di chi viene violentato depredato dai trafficanti».

Intanto in queste ore dopo i giorni delle frizioni a distanza tra Roma e Parigi e del braccio di ferro alla frontiera di Ventimiglia per il respingimento francese dei migranti intenzionati a lasciare l'Italia per proseguire oltralpe il loro viaggio della speranza in Europa, Matteo Renzi e Francois Hollande si sono incontrati all'Expo e qualcosa sembra muoversi. Ieri Giornata mondiale del rifugiato uno striscione all'uscita dell'aeroporto di Lampedusa ha accolto i turisti arrivati sull'isola: «20 giugno 2015. Lampedusa celebra la giornata del rifugiato. 365 giorni l'anno».

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