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IL PREMIER

Scuola, Renzi: "Prima bloccano la riforma e poi accusano il governo"

Il premier: "Le assunzioni hanno senso solo se cambiamo la scuola". La Camusso: "Non resteremo fermi"

ROMA. Continua a non esserci pace nella scuola anche in questi giorni di "pausa". Dopo la "protesta degli scrutini", il temporaneo "stop" all'esame del Ddl di riforma in Senato, le polemiche politiche sull'eventuale utilizzo della fiducia, il nuovo sprone dato da Renzi dopo aver incontrato i parlamentari del Pd, è ora la volta dei sindacati ad alzare di nuovo la pressione. L'obiettivo è quello di "non dare tregua" al governo sulla "Buona scuola" per costringere l'esecutivo a convocare subito un incontro, prima di nuovi passi avanti del ddl. E a scorporare in un decreto le 100 mila assunzioni dei precari. Pronta la replica di Renzi: "Chi è contrario cerca di bloccare la riforma in Parlamento con migliaia di emendamenti, per impedirne l'approvazione, salvo poi accusare il governo di non voler fare le assunzioni. Non siamo noi che vogliamo fermarci, ma le assunzioni hanno senso solo se cambiamo la scuola, se c'è un nuovo modello organizzativo", ha scritto su Enews.

Ribadendo che l'attuale governo mette i soldi sulla scuola, mentre chi è venuto prima ha tagliato. Il piano dei sindacati è quello di continuare con le iniziative di protesta: martedì 23, giorno in cui in commissione cultura del Senato è prevista la ripresa dell'esame del testo (i relatori sono stati alle prese in queste ore con i tremila emendamenti) i sindacati hanno convocato una manifestazione a Roma, nella zona del Senato, mentre altre sono previste il 24 e 24 giugno, sempre nel centro della Capitale. In contemporanea, in tutta Italia saranno organizzati sit in e forme di protesta. "E' chiaro - ha detto il segretario della Cgil, Susanna Camusso - che nel momento in cui procede a un maxiemendamento e alla fiducia, il Governo rifiuta il confronto con le organizzazioni sindacali e il mondo della scuola". La leader Cgil ha aggiunto che "ovviamente non resteremo fermi, la trattativa che viene fatta possiamo considerarla una presa in giro del governo, che aveva promesso un confronto nel passaggio del ddl tra la Camera e il Senato e si erano detto disponibile ad una discussione". Il presidente del Senato Piero Grasso vorrebbe che si evitasse la fiducia sul ddl: "Spero ci sia una discussione - ha detto in serata - altrimenti io resto senza lavoro. Spero che in Commissione ci possano essere degli emendamenti e delle modifiche condivise che possano risolvere i problemi di tantissimi cittadini". "Se si potesse evitare", precisa, sarebbe "certamente" meglio. Una richiesta di confronto è stata ribadita unitariamente da Cgil, Cisl e Uil: "Dando seguito agli impegni assunti il Governo ci convochi per aprire in tempi rapidissimi un confronto vero con le rappresentanze sociali, garantendo comunque subito le assunzioni tramite decreto".

I sindacati ricordano che l'impegno, assunto dal Governo il 12 maggio, di avviare un confronto costruttivo per modificare i punti critici del testo di legge "si è risolto in un nulla di fatto". Sul piede di guerra anche i Cobas: "Non daremo tregua a Renzi e al suo governo: in piazza fino al ritiro definitivo del Ddl "cattiva scuola", uno zombie che ancora non si rassegna ad una pietosa sepoltura, e fino all'emanazione del decreto stabilizza-precari". E' proprio il tema delle assunzioni ad essere al centro delle polemiche: "Assumere i precari è una assoluta priorità", ha detto il presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano, mentre a più voci si continua a chiedere lo scorporo del ddl con un decreto che consenta di mandare avanti subito le 100 mila assunzioni dei precari.

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