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L€INCHIESTA

Mafia Capitale, scatta sequestro da 16 milioni per Buzzi

ROMA. La guardia di finanza sta eseguendo un sequestro di beni ritenuti riconducibili a Salvatore Buzzi, il 'ras' delle cooperative arrestato nell'inchiesta su mafia capitale. Il valore dei beni è di circa 16 milioni di euro.

Nei giorni scorsi intanto, con gli ultimi cinque interrogatori di garanzia degli indagati per Mafia Capitale posti ai domiciliari si è chiusa la prima fase scaturita dalla seconda retata che ha terremotato i palazzi della politica capitolina.

Il gip Flavia Costantini ha sentito, tra gli altri, l'ex capogruppo del Pdl in Campidoglio, già vicepresidente del consiglio comunale, Giordano Tredicine, arrestato con l'accusa di corruzione. Ormai ex vicecoordinatore di Forza Italia nel Lazio, il 33enne rampollo della discussa famiglia di venditori ambulanti che gestisce la massima parte dei camion bar a Roma si è difeso con fermezza. Ha affermato di non "avere mai avuto rapporti personali con Salvatore Buzzi (il ras della cooperative e presunto braccio destro di Massimo Carminati), solo incontri in occasioni istituzionali". Tredicine, assistito dall'avvocato Gianluca Tognozzi, ha aggiunto che da Buzzi "non ha mai avuto offerte di soldi o di altre utilità come vacanze o assunzioni di persone a lui legate".

Gli interrogatori hanno riguardato anche due componenti del cda della cooperativa La Cascina i quali hanno ribadito l'assoluta "regolarità" dell'iter per l'affidamento degli appalti per il Cara di Mineo. Carmelo Parabita e Domenico Cammisa, rispondendo alle domande del gip, hanno sostanzialmente confermato quanto detto da Salvatore Menolascina, sempre dirigente della coop, secondo il quale la "gara d'appalto del Cara di Mineo del 2012, è stata legittimata anche dall'autorità Anticorruzione".

Respinge tutti gli addebiti mossi dalla procura anche Andrea Tassone (Pd), ex presidente del X municipio (Ostia), difeso dall'avvocato Filippo Dinacci che al termine dell'atto istruttorio ha depositato una istanza di scarcerazione. Sentito, infine, Fabio Stefoni, ex sindaco di Castel Nuovo di Porto che respinto le accuse. Infine, Michele Nacamulli, ex consigliere municipale e collaboratore di Salvatore Buzzi, ha ottenuto i domiciliari anche in virtù di alcune ammissioni che avrebbe fatto nel corso dell'interrogatorio di garanzia.

Questa settimana comincia, intanto, la seconda fase legata alla nuova tornata di arresti con l'esame della legittimità dei provvedimenti restrittivi davanti al tribunale del Riesame. Due, al momento, le date fissate: il 16 e 22 giugno. Il tribunale della Libertà esaminerà i ricorsi di almeno dieci indagati tra i quali lo stesso Tredicine, il consigliere comunale Massimo Caprari e l'ex dirigente della Regione Lazio, Guido Magrini.

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