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Hillary Clinton lancia la sua campagna elettorale: "Basta privilegi per pochi"

"L'America deve continuare ad affermare la sua leadership per la pace, la sicurezza e la prosperità nel mondo", ha aggiunto l'ex segretario di Stato.

NEW YORK. «Non sono la candidata più giovane in questa corsa, ma sarò la più giovane donna della storia presidente degli Stati Uniti». È in forma smagliante Hillary Clinton, nel giorno più importante da quando è iniziata la sua nuova avventura verso la conquista della Casa Bianca.

La folla radunata a Rossevelt Island - lembo di terra sull'East River, tra Manhattan e il Queens - la acclama come una rock star, prima, durante e dopo il suo primo comizio: «Hillary! Hillary!». E ancora: «Madam President! Madam President!», signora presidente. Il sole che splende su New York completa il quadro di una giornata che l'ex first lady ed ex segretario di stato non poteva immaginare più bella.    Il messaggio è quello con cui in un video presentò la sua discesa in campo, rivolto agli «Everyday American», gli americani di tutti giorni. Alle famiglie che - riconosce - «hanno portato il Paese sulle loro spalle» durante la crisi: «Ora è arrivato il vostro momento!», scandisce. E a chi l'accusa di essere donna vicina ai poteri forti, a Wall Street, completamente «out of touch», fuori dalla realtà di tutti i giorni, manda un messaggio altrettanto chiaro: «Basta con i privilegi per pochi. Stiamo ancora lottando per uscire dalla
crisi ed è ora che i benefici della ripresa siano per tutti. Per questo voglio correre per la presidenza degli Stati Uniti». E giù applausi, tanti, da far dimenticare le ultime amarezze legate alle polemiche sulle email personali o sui discorsi pagati a peso d'oro. Per non parlare delle ambiguità della Fondazione di famiglia.

«Non ci può essere prosperità solo per gli amministratori delegati e per i manager degli hedge fund. La democrazia non può funzionare solo per i miliardari e le società quotate in Borsa»: parole che dovrebbero convincere anche quell'ala liberal del partito democratico ancora scettica, se non contraria, alla  candidatura di Hillary. A partire dal sindaco di New York, Bill de Blasio, che non a caso è assente alla importante kermesse che pure si svolge nella sua città. Il manifesto di Hillary appare più progressista di quanto si
potesse immaginare: misure per rafforzare le famiglie e le medie e piccole imprese che ancora combattono con gli effetti della lunga crisi; lotta alle discriminazioni razziali o omofobiche; riforma dell'immigrazione non fondata sulle espulsioni; diritti delle donne considerati come diritti umani; pressing nella battaglia contro i cambiamenti climatici. Tutto quello, afferma, che la destra continua ad ostacolare guardando al passato: «Tra i repubblicani ci può essere qualche voce nuova nel coro. Ma tutti cantano sempre la stessa canzone. E quella canzone è »Yesterday«, dice tra gli applausi.

Questa volta il messaggio è al suo probabile vero avversario della campagna elettorale Jeb Bush, che scenderà ufficialmente in campo lunedì. Ma anche al più giovane Marco Rubio, che su alcune posizioni è ancora più a destra dello stesso Bush. L'omaggio al marito ex presidente Bill Clinton è scontato. Meno quello tributato alla figura della madre, con una Hillary che rompe il tabù della sua notoria riservatezza sulle vicende personali. Infine la promessa: »L'America deve continuare ad affermare la sua leadership per la pace, la sicurezza e la prosperità nel mondo«. »E per essere forti nel mondo si deve prima di tutto essere forti in casa propria. Per questo dobbiamo rivitalizzare la nostra democrazia«.

È l'ultima ovazione per Hillary, rivolta anche al marito Bill e alla figlia Chelsea che la raggiungono sul palco. Sullo sfondo lo skyline più bello del mondo. Oggi il sogno del'ex first lady sembra a portata di mano. Ma dalla prossima settimana comincia la sfida vera.

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