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DROGA

Blitz in Friuli contro lo spaccio di droga, il capobanda arrestato in provincia di Enna

UDINE. Una vasta operazione antidroga della polizia, mirata al contrasto dello spaccio di stupefacenti in provincia di Udine, in particolare marijuana e hashish, è in corso in queste ore con l'esecuzione di sette ordinanze cautelari e 27 perquisizioni a carico di numerosi indagati, in provincia di Udine, Pordenone ed Enna.

C'erano anche richiedenti asilo in regime di protezione tra i componenti dell'organizzazione di
spacciatori di droga. Hussain Alì Jaffari, detto 'Qaq', afgano di 25 anni, considerato colui che gestiva in maniera diretta e indiretta lo spaccio impartendo le direttive ai complici, è stato arrestato in provincia di Enna dove era ospite di un istituto salesiano quale richiedente asilo che aveva ottenuto la protezione sussidiaria e inserito nei relativi progetti.

In protezione sussidiaria si trovava anche Karim Ghorayshy, afgano di 26 anni, ora ai domiciliari, che aveva messo a disposizione la sua abitazione come covo. Mentre Naiaz Khan Sherin, afgano di 24 anni, semplice pusher, entrato in Italia da minorenne, con permesso di soggiorno per asilo politico.  Tra gli arrestati ci sono poi Hasan Hasan, 26 anni, curdo-iracheno irregolare in Italia, e Daniel Osei, 22 anni ghanese, in passato titolare di una carta di soggiorno scaduta, considerato colui che teneva i contatti con i fornitori nigeriani e i corrieri che si rifornivano di stupefacente con viaggi in treno in diverse zone d'Italia. Regolare in Italia, dove è residente con la famiglia, è invece Otman Baghrar, detto Zibi Marrakesh, marocchino di 21 anni, mentre l'unico italiano del gruppo, Alex Baita, 20 anni, secondo l'accusa sarebbe stato incaricato di tenere i contatti con i ragazzi più giovani.

L'attività arriva all'esito di un'articolata attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile, inizialmente sotto il coordinamento della Procura di Udine e successivamente sotto la regia della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste.  L'inchiesta ha preso le mosse nel giugno 2013 a seguito di alcuni elementi raccolti nel corso dell'indagine per fare luce sull'omicidio di Mirco Sacher, il pensionato delle ferrovie trovato senza vita in un campo alla periferia di Udine, da cui era emerso che le due adolescenti responsabili della morte del pensionato consumassero occasionalmente marijuana, ceduta loro da alcuni soggetti di differenti etnie presenti a Udine.

A seguito delle indagini la Dda di Trieste, che ipotizza a carico degli indagati la costituzione e partecipazione di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, ha ottenuto dal gip del Tribunale del capoluogo giuliano sette ordinanze cautelari in carcere o ai domiciliari.

 

 

 

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