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Il presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi
ANTIMAFIA

Bindi: "La Commissione per colpire Renzi? Accusa inaccettabile"

ROMA. «Io sono stata attaccata perchè avrei usato la Commissione Antimafia per colpire il presidente del Consiglio: questo è inaccettabile»: così il presidente dell'Antimafia Rosy Bindi a Omnibus. «Ho chiesto le scuse al mio partito, non sono ancora arrivate».   Alla fine della giornata di ieri il plenum della Commissione Antimafia ha fatto quadrato attorno alla presidente Rosy Bindi, oggetto per giorni di polemiche per la vicenda della lista degli «impresentabili» alle regionali. Solo il segretario il socialista Marco Di Lello ha provato ad attaccare e ha fatto verbalizzare, al termine della seduta, la propria contestazione alla ricostruzione fornita dalla Bindi, ma è rimasto sostanzialmente isolato: in ufficio di presidenza martedì si era deciso che ieri, dopo le comunicazioni della presidente che avrebbe illustrato l'iter della vicenda, si poteva intervenire solo se si volevano fare precisazioni sulle comunicazioni, non su altro, e così è stato.

Una mozione a nome Ciro Falanga, prima capogruppo di Forza Italia, ora passato con i fittiani, ha sancito che il dibattito sarà rinviato ad una prossima, futura seduta.  La presidente Bindi si è tolta più di un sasso dalle scarpe sottolineando che «le offese che ci sono state rivolte non sono un fatto personale ma toccano il cuore delle istituzioni». Ha tuttavia aggiunto che «si dovrà meditare per il futuro su come affrontare il nostro ruolo nell'indagare su mafia e politica».  Ha poi evidenziato come, «prima ancora che infondate, le accuse di 'aver dato vita a un'iniziativa sul piano umano volgare e diffamatoria, sul piano politico infame e sul piano costituzionale eversivà sono semplicemente inaccettabili».  A Vincenzo Di Luca, governatore in Campania che l'ha attaccata frontalmente per il suo inserimento nella lista degli impresentabili, pur non citandolo espressamente, ha mandato a dire che «è singolare che chi addirittura abbia lamentato la violazione della Costituzione e presentato denunce penali, sebbene si sia candidato a cariche politiche regionali, non riponga la stessa fiducia nè nella massima istituzione rappresentativa, il Parlamento, nè nelle informazioni acquisite presso l'Autorità giudiziaria».

Bindi ha quindi sottolineato come questo lavoro sia stato «il frutto di un'iniziativa largamente condivisa dai gruppi parlamentari. Lo spirito - ha detto - non è stato e non è quello di creare indebite black list nè, tantomeno, improprie white list, bensì solamente quello di assolvere ad un compito della Commissione, stabilito dalla legge».  Per Peppe De Cristofaro (Sel), la ricostruzione della presidente «è stata ineccepibile su come si sono svolti i fatti: ne prendiamo atto». Concorde sul percorso anche Francesco D'Uva (M5S), mentre il senatore Cinque Stelle Michele Giarrusso ha evidenziato come «questa commissione ha il compito di indagare, non deve fare una ricerca bibliografica». Per il capogruppo Pd, Franco Mirabelli, «sarà in futuro un'altra la strada da seguire: l'Antimafia del resto queste liste non le ha mai fatte e un motivo ci sarà». Il senatore Enrico Buemi (gruppo 'Per le Autonomie - Psi - Maiè) ha contestato a Bindi il fatto che, quando le ha chiesto se nell'elenco c'era il nome di De Luca, lei ha risposto «al momento no». Ma Bindi ha spiegato che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, solo il 27 maggio ha fornito un riscontro relativo al caso De Luca, e che, per la sua delicatezza, lei ha inteso acquisire personalmente un ulteriore riscontro diretto la mattina di venerdì 29 maggio. Insomma, il caso «impresentabili» sembra essere messo quasi ne cassetto.  A quanto si è appreso Bindi nei giorni scorsi aveva inviato una lettera alla Direzione del Pd per ribadire la propria versione dei fatti forse prevedendo l'affondo che De Luca le ha poi riservato. Ma quella lettera sarebbe rimasta nei cassetti di chi l'ha ricevuta.

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