Sicilia, In Italia così
L'INTERVISTA

Segrè: «Ogni anno le famiglie italiane gettano nei rifiuti cibo per 8 miliardi»

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Professore Segrè il presidente della Repubblica che lancia un appello forte contro lo spreco di cibo ad Expo se l'aspettava?

«No. Non me l'aspettavo. E mi fa molto piacere. Un appello simile lo ha fatto due anni fa anche Papa Francesco e ha fatto rumore. Le parole del Capo dello Stato vanno in questa direzione e saranno un ulteriore stimolo a fare di meglio e ad avere più consapevolezza su questo problema. Sprecare cibo non è solo un fatto che va contro l'etica. Ma anche ambientale: avete idea dei costi per smaltire i rifiuti prodotti dal cibo in Italia? Un fatto enorme».

Andrea Segrè è un docente universitario dell'Università di Bologna. Ma in questo caso è soprattutto il fondatore di Last Minute Market, un'organizzazione che da diversi anni è riuscito a creare una rete nella grande distribuzione affinchè il cibo che sta per essere buttato venga recuperato e distribuito ad organizzazioni con lo scopo di aiutare le famiglie bisognose.

Professore, quanto cibo sprecano gli italiani?

«Il dato che più mi impressiona è lo spreco domestico. Le famiglie ogni anno buttano cibo per otto miliardi di euro che equivale a mezzo punto del Prodotto interno lordo. E che equivale a più del doppio di quello che viene gettato dalla filiera agroalimentare».

Un dato enorme...

«Purtroppo sì. E ci indica che nelle case degli italiani è sparito il concetto di economia domestica. E allora dico: da un lato serve l'educazione alimentare da impartire alle famiglie. E dall'altro un piano per facilitare il recupero del cibo, anzi incentivarlo tra le società di grande distribuzione che possono dare una mano su questo fronte».

Cosa succede nelle case degli italiani?

«Siamo spreconi. Ma non ce ne rendiamo conto e una volta che chiudiamo il bidone dimentichiamo tutto ed invece il cibo buttato ci costa anche per lo smaltimento. Assurdo: lo compriamo e spendiamo. E poi lo buttiamo e spendiamo di nuovo per smaltirlo. Il nostro oro sta nel piatto, ma sprechiamo il 45 per cento della frutta e verdura, il 30 per cento del pesce e il 20 per cento della carne, mentre 10 milioni di italiani vivono e si alimentano in condizioni di povertà. E siamo in media con altri Paesi europei ma questo non ci deve consolare».

Quali i rimedi?

«Serve più educazione. Non si fa più economia domestica. La crisi ha cambiato l'approccio con i consumi ma siamo lontani dalla consapevolezza».

In Francia c'è chi vuole punire i supermercati che buttano via il cibo. Lei che ne pensa?

«La cosa ha avuto eco anche in Italia. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food ha accolto l'idea con grande soddisfazione. Ma intanto quella che sembrava una legge ancora non lo è e poi soprattutto chi butta cibo non compierà un reato ma rischierà una multa».

E secondo lei è una buona idea o no?

«No, perchè terrorizziamo una categoria, quella della grande distribuzione che è già in crisi. Laddove possibile recuperano e stanno facendo un discreto lavoro. Semmai questo recupero dovrebbe essere facilitato non ostacolato. Sgravi fiscali ad esempio. E poi si sbaglia bersaglio, il problema non sta lì. Sta da un'altra parte».

Quindi lei dice: più educazione. Come educhiamo in Italia?

«Malissimo perche siamo maleducati dal punto di vista alimentare, mangiamo male in Italia. I poveri mangiano peggio e devono affrontare tante patologie da malnutrizione, i costi sanitari legati al cibo aumentano e così via. Ecco perchè dobbiamo reintrodurre l'educazione alimentare a scuola. Una volta c'era. Nel piano nazionale abbiamo messo tutti d'accordo sulle linee guida ma solo a parole. Capisco che la scuola sta passando un momento delicato ma questo non è un tema secondario».

C'è chi dice che fare la spesa ogni giorno basterebbe ad evitare un bel po' di sprechi. Lei che ne pensa?

«Se uno lavora come fa la spesa ogni giorno? No, il problema è che ci manca quella cultura alimentare e domestica che farebbe evitare gli sprechi. Deve sapere a cosa serve. Essere consapevole. Programmare di più. Tutto questo si chiama economia domestica».

Scusi ma l'Italia non è il Paese delle eccellenze alimentari? E noi cosa facciamo: mangiamo male?

«Parliamo tantissimo di dieta mediterranea, parliamo tanto di patrimonio Unesco e siamo il Paese mediterraneo più lontano dalla nostra dieta che non è affatto mediterranea».

Last minute market è la sua creatura che sta facendo qualcosa contro lo spreco del cibo?

«È il nostro progetto, uno spin off dell'università di Bologna, un laboratorio di idee, di ricerca e di applicazione per contrastare gli sprechi».

Come funziona?

«Recuperiamo cibo dalla grande distribuzione. Recuperiamo anche libri e farmaci. Un chilometro zero anti spreco. Preleviamo i prodotti invenduti e li consumiamo nelle vicinanze senza trasporti lunghi. Nella rete abbiamo già coinvolto oltre 50 città partendo da Bologna. Si recupera tanto cibo. Serve a sfamare migliaia e migliaia di famiglie».

Ma c'è una correlazione tra lotta allo spreco alimentare e fame nel mondo?

«I due aspetti non sono correlati. Ma intanto se non si spreca si spendono meno soldi. E tutto questo aiuta».

Oggi ad Expo un evento, il primo, proprio contro lo spreco del cibo. Di che si tratta?

«Ilustreremo i dati di un nuovo sondaggio nell’ambito di “Primo non sprecare”, il primo evento con cibo recuperato direttamente in Expo 2015. Primo non sprecare si aprirà con un welcome brunch realizzato con verdure di recupero dalle eccedenze di Expo. E poi presentazione dei dati e cooking show con performance di cucina sostenibile affidata a testimonial eccellenti dell’impegno contro lo spreco alimentare. Non era possibile che Expo non trattasse il tema. E poi dopo le parole del Capo dello Stato...».

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