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BELPIETRO

«Il centrodestra unito può vincere e il Pd se non cambia resterà bloccato»

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Allora direttore come sta il centrodestra? «Non benissimo ma meglio di come stava sabato».
Maurizio Belpietro ha voglia di sorridere guardando i tabulati delle elezioni regionali. Fra l' altro presidente della Regione Liguria è diventato Giovanni Toti, un ex giornalista che il direttore di Libero conosce da tempo. «Vedrete - dice Belpietro farà bene perché ha grandi doti di equilibrio e di mediazione: è l' uomo che serve in questo momento per guidare una situazione difficile come quella della Liguria dove il centrodestra ha un margine molto stretto di maggioranza».

Perché dice che il centrodestra sta bene: la vittoria di Toti più che merito suo è frutto di un autogol del Pd, non trova?
«Direi che la storia si fa con quello che c' è e non con quello che potrebbe esserci. Tanto meno con quello che alcuni avrebbero voluto ci fosse. Non c' è nulla che autorizzi a sommare le preferenze della Paita a quelle di Luca Pastorino. Magari la candidata ufficiale del Pd avrebbe perso ugualmente perché i voti dei dissidenti si sarebbero dispersi. Potevano finire tra le astensioni oppure ai grillini. Se fosse andata così per Renzi sarebbe stato anche peggio. In questo modo almeno può incolpare della sconfitta i nostalgici della "ditta"».

Ma il centro -destra ha mutato pelle: non è più Forza Italia a guidare ma la Lega. Un cambio di passo che cambia tutto il disegno berlusconiano. E ora?
«Intanto direi una cosa importante e cioè che il centrodestra unito vince e, anche in alcune aree dove perde, come in Umbria e Campania ottiene risultati importanti. Seconda considerazione: il Pd non riesce a penetrare nel nordest. La sconfitta in Veneto è tragica perché dimostra che nell' area più competitiva del Paese il messaggio di Renzi non passa. Mi sembra veramente il dato su cui il premier dovrebbe riflettere. Il centrodestra ha perso la volta scorsa il Piemonte ma tiene la Lombardia. Dopo dieci anni si è ripresa la Liguria con un risultato tanto più significativo perché ottenuto senza poter più contare sulle potenti macchine rappresentate da Luigi Grillo e Claudio Scajola messi fuori gioco dalla magistratura».
In cambio, però, il Pd ha tutto il sud: Puglia, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna. Anche questo pesa sul piano elettorale.
«Per un leader come Renzi che vuole modernizzare il Paese non è proprio il miglior conforto. Non riesce ara dicarsi nell' area più produttiva del Paese e invece è molto forte nelle aree dove conta il ruolo dello Stato e la spesa pubblica. Forse comincia ad accorgersi che i parenti di Marchionne, a differenza di quanto sperava, non sono moltissimi».

I parenti di Marchionne sono forse meno di quanti il premier vorrebbe. Ma anche i seguaci di Berlusconi si stanno assottigliando. Dove sono finiti i suoi voti?
«In gran parte nell' astensionismo ed è dalì che il centro destra deve ripartire. Intanto cominciamo a dire che il Cavaliere è tornato sulla scena politica dopo quasi due anni di blackout giudiziario. Le sconfitte di Forza Italia si spiegano anche così. In questa campagna elettorale è ricomparso seppure a scartamento ridotto e i risultati sono arrivati. Pochi scommettevano sulle chance di Toti che invece ce l' ha fatta. Una vittoria personale del Cavaliere che l' ha scelto come consigliere politico».

Ma il primo partito del centrodestra è la Lega non più Forza Italia. Come la mettiamo?
«Vale la pena ricordare che aldilà dei toni un po' forti le cose che dice Salvini sono le stesse di Cameron. No agli immigrati, no a questa Europa sempre più lontana dalle esigenze della popolazioni, meno tasse. Mi pare che su questa base un confronto frail Cavaliere e Salvini si possa aprire con risultanti promettenti. Non a caso c' è già stata la telefonata per fissare un appuntamento».

Vuol dire che il progetto del Partito Repubblicano è già naufragato?
«Francamente non so nemmeno se fosse mai nato. Il Cavaliere è noto per queste iniziative. Lancia un' idea. Se funziona ok. Altrimenti cambia il menu. A mio parere il dato politico di queste elezioni per il centrodestra è chiaro».

Quale?
«Le scissioni non pagano. Follini, Fini, Alfano, adesso Fitto. Tutti quelli che hanno lasciato il Cavaliere sono condannati all' irrilevanza politica. Viceversa Giovanni Toti, leader scelto dallo stesso Berlusconi ha vinto una partita molto difficile».
Insomma le carte in Forza Italia sono sempre in mano al Cavaliere.
«Vede questa è la grande differenza con Renzi. All' interno del Pd la fronda è in grado di ricattare il leader. Nel centrodestra no. Vale per Berlusconi ma vale anche per Salvini. Guardate la fine che ha fatto Tosi in Veneto».

I partiti si conquistano dall' interno, non le Opa dall' esterno echi esce è perduto. È così?
«Lo dicono i numeri. Fra l' altro è una lezione importante ora che il Parlamento deve affrontare passaggi molto delicati come la riforma costituzionale. Si è parlato tanto, in questi mesi, di "soccorso azzurro" al premier. Cioè nostalgici del Patto del Nazareno pronti a uscire da Forza Italia per aiutare Renzi. Non so dire se accadrà. Tuttavia dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che allontanarsi dalla vecchia casa non è prudente».

La sua idea è che il centrodestra non è morto e il Cavaliere nonostante gli anni resta il perno dell' alleanza. Non sono forse conclusioni affrettate considerando che si trattava solo di un voto amministrativo?
«I risultati dicono tre cose: Primo. Renzi non ha sfondato al centro e, fino a quando resta ancorato alla "ditta" non ci riuscirà. Potrà fare al massimo la versione 2.0 dell' Ulivo, non certo il Partito della Nazione: il 40% dell' anno scorso nasceva proprio dalla speranza che la rottamazione fosse più profonda. In realtà è servita solo a mandare a casa D' Alema.
Secondo. Il centrodestra unito può vincere pescando a piene mani nell' oceano dell' astensione mentre il Pd, se non si inventa qualche cosa di nuovo, resta ancorato a quel 30-35% che è la stessa quota ereditata dal vecchio Pci; Terzo. Grillo fa molto movimento ma pochi gol. Il voto di domenica ci dice che è il terzo partito dopo il Pd e il blocco Lega -Forza Italia. Con l' Italicum non va nemmeno al ballottaggio e sparisce».

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