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AVIAZIONE

Malaysia Airlines in bancarotta dopo i due disastri aerei

Dopo la perdita di due jet con 537 passeggeri tra il marzo e il luglio del 2014

KUALA LUMPUR. Barcollava già prima, poi quei due misteriosi disastri in successione l'hanno affossata. La Malaysia Airlines, ha ammesso oggi il suo capo, è «tecnicamente in bancarotta» dopo la perdita di due jet con 537 passeggeri tra il marzo e il luglio del 2014. Ma la compagnia aerea di Kuala Lumpur ha un piano per rinascere dalle ceneri: una nuova società, col taglio di un terzo dei dipendenti e costi ridotti di un quinto. La strategia è stata esposta oggi dal nuovo amministratore delegato Christoph Mueller, chiamato il mese scorso per salvare l'azienda dopo aver rilanciato l'irlandese Aer Lingus. Le lettere di licenziamento sono state spedite a tutti i 20 mila membri del personale, con l'obiettivo però di offrire 14 mila nuovi contratti. Il taglio è in linea con l'annuncio dato mesi fa, ma lo stesso Mueller ha ammesso di temere che alcuni potrebbero non accettare un rinnovo - a volte al ribasso - di fronte alle offerte di altre compagnie.

E già dopo gli incidenti dell'anno scorso erano state segnalate diverse defezioni tra lo staff. «Il declino della nostra performance era iniziato ben prima dei tragici eventi del 2014», ha spiegato il nuovo Ceo parlando di costi più alti del 20 per cento rispetto alla media del settore. Vittima di una cattiva gestione e dell'accresciuta concorrenza delle rivali low-cost, la Malaysia Airlines ha chiuso bilanci in perdita dal 2010 nonostante i riconoscimenti di qualità e in materia di sicurezza. Poi però è arrivato «l'uno-due» che l'ha stesa. L'8 marzo dell'anno scorso, il volo MH370 cambiò inspiegabilmente rotta un'ora dopo la partenza da Kuala Lumpur, disattivando i sistemi di comunicazione e lanciandosi verso l'immensità dell'Oceano Indiano con 239 tra passeggeri e membri dell'equipaggio: non è mai stato ritrovato, e la Malaysia Airlines è stata fortemente criticata per la gestione dell'emergenza. Il 17 luglio, il volo MH17 partito da Amsterdam con 298 persone a bordo fu poi abbattuto nei cieli dell'Ucraina orientale, si crede da un missile terra-aria sparato dai separatisti filo-russi.

La priorità ora, ha aggiunto Mueller, è «fermare l'emorragia» di perdite quest'anno per tornare a fare profitti dal 2017-2018. Per tenere in piedi l'azienda, già l'anno scorso il fondo sovrano l'aveva nazionalizzata. Ora il piano di rilancio parte anche dalla vendita di due dei sei Airbus A380 (i giganti a due piani) della vecchia Malaysia Airlines, per una diminuzione dei costosi voli transcontinentali e uno sviluppo delle rotte regionali, dove però nel frattempo continuano a spuntare voli low-cost per una classe media in crescita. Basterà? Mueller ha ventilato anche l'eventualità di un nuovo logo, senza però fornire dettagli. Con la compagnia ormai «segnata» dalla sfortuna nella percezione di molti, specie nello scaramantico mercato asiatico, la sfida più grande potrebbe essere proprio levarsi di dosso tale nomea. Anche perchè, con la missione per ritrovare il relitto del volo MH370 ancora in corso, le notizie continuano a ricordare al pubblico quello che la Malaysia Airlines vorrebbe lasciarsi alle spalle.

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