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L'ARRESTO DI HELG/1

L'ANALISI. Dopo l’arresto di Helg la politica non può più tacere

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Roberto Helg uomo di punta dell’economia nell’Isola, titolare di incarichi in associazioni potenti, al vertice di enti pubblici di primo livello come Camera di Commercio e Aeroporto, animatore di battaglie per affermare la legalità, è sorpreso lunedì mentre intasca una tangente. Una città, una regione restano di stucco. E si è presi da un brivido. Ma se si è all’imprevedibile non previsto, sono necessarie tre considerazioni semplici e chiare. Il presidente Helg confessa di avere agito sotto la pressione del bisogno. Dobbiamo prenderne atto. Ma si chiedano quanti l’hanno sostenuto se fosse opportuno che in vertici così importanti, ci fosse un commerciante senza attività commerciali, dal momento che era stato costretto a chiuderle. Perché si verifica tutto questo? Perché viviamo ormai, nell’Isola e altrove, in una democrazia asfittica, dominata da gruppi forti e meno forti, dove ogni gruppo ha il suo contesto dentro il quale si muovono poteri grandi e piccoli che si chiudono in se stessi.
Da queste logiche di «contesto» e di «sistema» si deve uscire. E devono farlo tutti: politica, economia, sindacati, movimenti, enti società pubblici e privati.
C’è poi la questione dei controlli. Abbiamo detto e ripetiamo: troppe maglie sono larghe, troppa discrezionalità, troppe disinvolture, troppe indifferenze. Da anni, ormai, facciamo una domanda. È possibile che dinanzi al manifestarsi di ripetuti devianze, sprechi, ruberie e dissesti, costantemente disvelati da inchieste giudiziarie, non si sia a un sistema di controlli rapido quanto efficace? Oppure, se sistemi di controllo efficaci ci sono, non si intervenga, visibilmente, su quanti, preposti a farli, non li fanno? Noi sappiamo che qualche anno fa, in un’Asp di Palermo, un manager competente e corretto ha potuto bloccare appalti già chiusi con importi superiori al dovuto. Riuscendo pure a superare i ricorsi che le imprese colpite avevano inoltrato al tribunale amministrativo. Non si poteva partire da lì per rivedere, per verificare e approfondire affari, appalti, forniture in lungo e in largo? Non si è partiti. Noi pensiamo che c’è ancora, in questa Isola, una generale pressione, di «contesto» e di «sistema» che chiude spazi, mantiene disperatamente vecchie logiche. E si arriva così all’allarme che i giudici della Corte dei Conti hanno lanciato sabato scorso. Quello di una corruzione senza precedenti in Sicilia. Tracciando un quadro impressionante dove abbiamo di tutto. Funzionari infedeli che sottraggono risorse alla Regione. Gruppi parlamentari che lucrano su fondi destinati alla politica. Consiglieri provinciali e comunali che sperperano soldi pubblici aumentando i gettoni di presenza. Frodi nei finanziamenti pubblici. Funzionari regionali che rubano sui rifiuti. Membri di commissioni che contrattano invalidità civili. Funzionari della motorizzazione coinvolti in giri di tangenti su patenti facili. Trucchi e furti nelle forniture...ed altro, ancora altro. Si può continuare così?
Si vuole o no quella rivoluzione a lungo proclamata, e mai praticata, di istituzioni pubbliche trasparenti, in grado di far sapere tutto e di rendere controllabile tutto da tutti? Si possono rendere pubbliche, sempre pubbliche, notizie su appalti, nomine, carriere, incarichi e consulenze puntualmente, elencando titoli e motivazioni, per documentare le buone ragioni del merito e rimuovere i brutti vizi della appartenenza dei nominati a logiche di partito, gruppo di interesse, corrente o quant’altro?
Il procuratore Francesco Lo Voi diceva ieri quanto sia fruttuosa la strada della denuncia e della collaborazione. Dietro il caso Helg c’è la scelta coraggiosa dell’estorto di non pagare e rivelare. Ha ragione. E crediamo che sempre meno in Sicilia siano disposti a sopportare pizzi di ogni genere. Ma ci chiediamo quanti di più potrebbero essere i denuncianti, se ci fosse nella politica e nelle istituzioni, una riforma radicale e forte da cui tutti possano intendere l’avvio di una diversità. Non si faccia orecchio da mercante. Non si finga di non capire. Non si tratta di svolte impossibili. La politica deve saper sentire le voci della strada. Meno della metà dei siciliani si è recata alle urne nel 2012 per eleggere l’Assemblea regionale. Ora nella preparazione delle liste elettorali, prima delle comunali, si avverte il respiro corto di una partecipazione stentata. Si diffonde nella gente la brutta sensazione che conti poco l’alternanza di uomini e partiti al potere. Si vuole, invece, un Potere Nuovo. Che sappia dare ai cittadini e non prendere da loro. Una politica che non intenda tutto questo non è né buona né cattiva. Semplicemente non è. Ricordate il sogno promesso di spazi pubblici come case di vetro? Adesso vediamo che i sogni si dissolvono nell’opacità e i vetri vanno in frantumi.

 

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