Domenica, 20 Agosto 2017
L'INCHIESTA

Yara, il pm: "Su Bossetti quattro indizi gravi"

Secondo la ricostruzione degli inquirenti l'uomo avrebbe colpito la ragazzina con pugni o con un corpo contundente sul capo, per poi ferirla con uno 'strumento' acuminato, abbandonandola «agonizzante» nel campo di Chignolo d'Isola, dove poi è morta
caso yara, inchiesta, omicidio, Sicilia, Cronaca
16 giugno: Arrestato Massimo Giuseppe Bossetti, accusato per l'omicidio di Yara Gambirasio

BERGAMO. Quattro gravi indizi ai quali si aggiungono altri elementi raccolti dalla procura di Bergamo, stringono il cerchio attorno a Massimo Bossetti, portano inquirenti ed investigatori a ritenere «senza ombra di dubbio», come si legge negli atti dell'inchiesta, che sia stato lui ad uccidere Yara Gambirasio.

Sono le conclusioni del pm Letizia Ruggieri, che ieri ha chiuso le indagini in vista della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del muratore di Mapello, accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalle sevizie. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la sera del 26 novembre 2010 l'uomo avrebbe colpito la ragazzina con pugni o con un corpo contundente sul capo, per poi ferirla con uno 'strumento' acuminato, che fa pensare ad un 'cutter', utilizzato nei cantieri edili, abbandonandola «agonizzante» nel campo di Chignolo d'Isola, dove poi è morta. Il suo corpo fu ritrovato tre mesi dopo.

Per il pm e per i carabinieri di Bergamo e del Ros di Brescia, rilevante è anzitutto l'esito degli accertamenti medico-legali e tecnico-scientifici: si va dalle tracce di materiale biologico riconducibili a Bossetti individuate su slip e leggins indossati dalla ragazzina il giorno in cui è sparita (la sede di queste tracce è «assolutamente suggestiva» e il quantitativo tale da aver resistito alle intemperie cui è stato esposto il cadavere per tre mesi invernali) al rinvenimento sul suo corpo e su alcuni suoi indumenti di tracce di polveri legate all'attività edilizia, fino al rinvenimento sulle scarpe e su alcuni vestiti di Yara di tracce di particelle sferiche (essenzialmente composte da ferro) e di tessuto la cui presenza è stata riscontrata sul furgone dello stesso Bossetti.

Inoltre, gli inquirenti evidenziano come durante le perquisizioni a casa dell'uomo siano stati rinvenuti diversi coltelli e (come emerso dalle intercettazioni) si ritiene che l'uomo avesse una larga disponibilità di strumenti utilizzati in genere nei cantieri, le cui caratteristiche sono compatibili con l'arma del delitto.

A rafforzare il quadro «gravemente indiziante» ci sono altri elementi, come risulta dagli atti, raccolti nel corso dell'indagine. Importante è, ad esempio, il legame di Bossetti con Chignolo d'Isola, luogo di cui è stata accertata la sua «frequentazione e conoscenza», oppure una bolla d'accompagnamento che riguarda un metro cubo di sabbia da trasportare in un non ben precisato cantiere vicino al campo, documento che per procura e carabinieri rappresenterebbe la volontà da parte del muratore di «precostituirsi una sorta di salvacondotto» per potersi aggirare nella zona, nel tentativo forse di verificare le condizioni in cui si trovava il cadavere. Fondamentale, poi, è anche il colloquio di Bossetti, in carcere dallo scorso 16 giugno, con i familiari, datato 23 ottobre 2014, nel quale il presunto assassino ha ricordato con precisione che la sera in cui Yara scomparve pioveva o nevicava e che il terreno del campo era ridotto a fanghiglia.

Importanti anche le dichiarazioni di una signora bergamasca, che ha messo a verbale di aver visto Bossetti con la «bambina» in più occasioni in una macchina posteggiata a Brembate Sopra a partire dal settembre 2010, e la testimonianza di Giovanni Bossetti, padre anagrafico di Massimo, il quale lo scorso giugno aveva raccontato che la sera in cui venne ritrovato il cadavere di Yara il figlio, mentre passava dal campo di Chignolo d'Isola, chiamò la madre al telefono invitandola a raggiungerlo, ma lei declinò. A questa strana circostanza ricordata da Giovanni Bossetti si aggiunge anche quella riferita da un'amica di Marita Comi, moglie di Massimo Bossetti: la donna, convocata come testimone lo scorso giugno, ha raccontato di aver raccolto una confidenza della stessa Marita, la quale le aveva detto che si era recata con il marito sul campo di Chignolo d'Isola, dove era stato trovato il corpo di Yara, e di essere rimasta stupita di questa circostanza. Oltre a ciò, come si evince dalle carte dell'inchiesta, vanno ricordati anche le ricerche d'immagini pedopornografiche effettuate con il suo computer portatile e di notizie che riguardavano fatti di cronaca simili a quello di Yara. Infine, per sottolineare la «spiccata capacità di mentire» che investigatori e inquirenti ritengono Bossetti abbia dimostrato nel tempo, va citata la «emblematica simulazione di
un tumore al cervello e la necessità di essere sottoposto a chemioterapia per cercare di assentarsi dal cantiere ed eseguire piccoli lavori extra».

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