Venerdì, 28 Luglio 2017
ATO RIFIUTI

È arrivata un’altra toppa. E poi?

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Dopo tre anni risulta ancora al palo la trasformazione degli Ato rifiuti in Ssr

Alcuni Comuni hanno ottenuto la proroga per il conferimento di rifiuti a Bellolampo, ancora per quindici giorni. E poi? Un mese fa era pronta la direttiva presidenziale che imponeva la «custodia domiciliare dei rifiuti», poi archiviata per rischio di sommosse popolari. Dopo tre anni risulta ancora al palo la trasformazione degli Ato rifiuti in Ssr, un nuovo soggetto che, chissà perché, dovrebbe risolvere il problema. I recenti «viaggi della speranza» a Roma per ottenere l’ennesimo commissariamento, con il consueto orpello di poteri speciali, hanno trovato tutte le porte chiuse. Ed ora ci si interroga sul dopo Bellolampo.

Doveva capitarci anche questa. Dopo anni di scelte assunte sotto la spinta dell'urgenza, dopo anni di commissariamenti, di progetti falliti, ora si sono esaurite anche le soluzioni …emergenziali.

La Sicilia vanta il molto disonorevole primato di essere la prima regione italiana per conferimento in discarica dei rifiuti. Ogni cento chili prodotti, 93 chili vanno appunto in discarica. Le regioni virtuose che fanno? Intanto la raccolta differenziata, con la contestuale vendita ai Consorzi nazionali di vetro, carta, cartone, metalli, alluminio, plastica, etc. La parte residua della differenziata viene bruciata nei termovalorizzatori che producono energia elettrica. Quella parte di rifiuti, infine, che non è conveniente differenziare e riciclare va a finire in discarica.

Siamo strutturalmente incapaci di guardare al resto del Paese. La quota di rifiuti da conferire in discarica non dovrebbe superare il 40% mentre in Sicilia siamo al 93%. La raccolta differenziata dovrebbe raggiungere il 40% e nell'Isola siamo al 6%. Dovrebbe diventare compost almeno il 20% dei rifiuti organici, ma noi superiamo di poco il 5%. Nel confronto con le altre regioni, siamo al sud del «Sud».

Tutti ricordiamo la campagna contro la costruzione in Sicilia di alcuni termovalorizzatori. Probabilmente talune scelte non erano condivisibili (numero impianti, dimensione…); ma perché buttare il bambino con l'acqua sporca? Perché non salvare l'idea e modificare l'impianto della proposta? In ogni caso oggi ci ritroviamo senza termovalorizzatori e senza differenziata.

Quanto folle sia stata la scelta di non fare nulla, lo dimostrano i dati relativi alla più grande regione italiana. A fine 2013 la Lombardia differenziava il 53% dei rifiuti, bruciava il 46% e conferiva il discarica un modesto 6%.

E la Sicilia? Niente termovalorizzatori, pochissima differenziata e discarica a manetta. Si esauriranno presto le discariche? Pazienza; la direttiva che obbliga i siciliani a tenersi i rifiuti in casa è comunque di scorta nel cassetto.

 

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