Sabato, 22 Settembre 2018

Memling, il fascino dei volti e del paesaggio - Foto

ROMA. Tra l'autunno del Medioevo e la primavera del Rinascimento, lì sta Hans Memling. Al maestro fiammingo del ’400, al pittore che usò il paesaggio per esaltare il ritratto, le Scuderie del Quirinale dedicano in queste settimane la mostra Memling. Rinascimento fiammingo. Un vuoto che si colma nel nostro Paese, dove mai finora erano state esposte le opere del ragazzo di Seligenstadt cresciuto a Bruges. Nelle sale romane, i quadri colpiscono per intensità e capacità espressiva dei volti. Vale per essi, insomma, ciò che già nel quindicesimo secolo venne scritto dei lavori di Van Eyck, «primo» nella scuola delle Fiandre: «Manca solo il respiro». Eppure, sono gli sfondi delle opere di Memling a testimoniare la genialità dell'autore e la sua capacità di lasciare un'impronta nella storia dell'arte. In quella italiana, innanzitutto. Ad esempio, con il Trittico Portinari che realizzò nel 1487: «Benedetto sta in preghiera con la Vergine e il Bambino e San Benedetto - sottolinea Paola Nuttali nel saggio scritto per il catalogo della mostra - all'interno di una loggia colonnata e di fronte a un paesaggio ininterrotto. Gli studiosi hanno da tempo concordato che l'ambientazione di questo dipinto ha costituito il modello per le colonne, il parapetto e il paesaggio di fondo della Gioconda, che Leonardo aveva iniziato nel 1503, e per la Dama con il Liocorno di Raffaello del 1505-1506». Per lo storico dell'arte Stefano Zuffi, che ha pubblicato con Mondadori un saggio su Il Rinascimento, Botticelli e Ghirlandai o hanno addirittura «esplicitamente modificato il proprio stile in funzione dei capolavori provenienti da Bruges».

I rapporti tra le due più grandi scuole europee del ’400 - l'italiana e la fiamminga, appunto - sono la principale «ragion d'essere» dell'allestimento alle Scuderie, curato da Till-Holger Borchert, lo studioso del Memling Museum di Bruges
che nel 2010 al Groeninge Museum, nella stessa città delle Fiandre, firmò la mostra-evento DaVan Eyck a
Durer: i primitivi fiamminghi e l'Est, 1430-1530. Borchert afferma che «la pittura italiana, a Firenze e in altri centri, fu influenzata in misura considerevole dai dipinti fiamminghi importati». L'invenzione della tecnica a olio e il ritratto di tre-quarti, le «lezioni» più significative.  in questo processo «le opere di Hans Memling ebbero un ruolo particolarmente importante», aggiunge Till-Holger Borchert. Contaminazioni reciproche, comunque:

«Memling - specifica Paola Nuttali - sembra essere stato il primo a incorporare motivi e modelli italiani. Nella
cosmopolita Bruges di quegli anni (sede di numerose filiali dei banchieri fiorentini, ndr) dovevano esserci
moltissime opportunità di scambio artistico... Hans Memling, l'ultimo dei grandi fiamminghi ad avere esercitato un impatto rivoluzionario sull'arte italiana, fu anche il primo ad aprire la porta, lasciandola socchiusa, al Rinascimento italiano».

Non a caso supportata dall'Ente del Turismo delle Fiandre, che invita il pubblico italiano «a visitare Bruges,
il cui aspetto e le cui atmosfere consentono di immergersi letteralmente nella storia e nell'arte», la mostra si suddivide in sette sezioni e «segue» Memling nella sua evoluzione artistica, tracciandone anche i punti di contatto con altri autori. A partire dal suo presunto maestro Rogier van der Weyden, di cui vengono tra l'altro proposte nelle Scuderie del Quirinale La Deposizione e il Trittico per Jan Crabbe. La seconda sala, invece, è dedicata alle committenze tra Fiandre e Italia, quindi viene concentrata l'attenzione sui ritratti di Memling a confronto con quelli di altri suoi contemporanei, anch'essi operanti in Belgio. Il quarto spazio espositivo è riservato alla «pittura di narrazione» di Memling, i successivi agli altari devozionali di
committenza privata:

«Qui - evidenzia il curatore - alcune opere, come La Madonna con Bambino ed Angeli, recano i primi segni dell’ornamentistica rinascimentale che venne fatta propria dal nord Europa». Infine, le «gemme» costituite dal Trittico della Resurrezione - prestato alle Scuderie dal Louvre - e il fondamentale Trittico Pagagnotti, che ricongiunge la parte centrale proveniente dagli Uffizi e gli scomparti laterali, giunti dalla National Gallery di Londra. Testo di Gerardo Marrone

La mostra «Memling. Rinascimento fiammingo», a cura di Till-Holger Borchert, resterà aperta sino al 18 gennaio nelle Scuderie del Quirinale a Roma, sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica. Orari: 10-20 dalla domenica al giovedì, il venerdì e il sabato 10-22.30. Prezzi di ingresso: intero 12 euro, ridotto 9,50. Catalogo edito da "Skira". Sito internet: www.scuderiequirinale.it.

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