Martedì, 25 Settembre 2018
APPASSIONATA DI VIAGGI

Giovane piacentina strangolata in Brasile, fermato un uomo

«Non si sanno le ragioni per le quali Gaia si sia ritrovata da sola sulla strada secondaria» dove poi è stato trovato il suo corpo. La giovane sarebbe stata colpita al capo - il volto era sfigurato - con una pietra

PIACENZA.  Il presunto assassino di Gaia Molinari, la piacentina di 29 anni trovata morta il giorno di Natale a circa 300 km da Fortaleza, in Brasile, è stato fermato. Lo riferisce on line il Diario di Nordeste, titolando «Um homem foi detido suspeito de matar a turista italiana».  Il sito precisa che il sospettato viene attualmente trattenuto e interrogato nella stazione di Polizia della Delegacia de Protecao ao Turista-Deprotur di Fortaleza.

Gaia, appassionata di viaggi e volontariato,  era giunta alcune settimane fa in Brasile con un'associazione del posto e dove insegnava inglese ai bambini e imparava il portoghese: il suo corpo è stato ritrovato il giorno di Natale da alcuni turisti tra le sterpaglie in un'area naturale di conservazione dell'ambiente chiuso ai veicoli a Jijoca Jerocoacoara, quasi 300 km da Fortaleza, dove si era recata per alcuni giorni di vacanza con un'amica brasiliana. Secondo il sito brasiliano 'O Globò, l'esito dell'autopsia parla di asfissia da strangolamento.

I media locali hanno riferito che la vittima presentava diverse ferite alla testa e sul corpo e che ci sarebbe già un sospettato, ricercato dalla Divisao de Homicidios. «Aveva dei lividi ai polsi come se fosse stata legata», puntualizzano fonti investigative. La notizia del rinvenimento del cadavere è stata confermata ieri dalla Prefettura di Piacenza e dalla Questura, che ha ricevuto un'informativa dal Consolato italiano di Recife.

«A Jericoacoara hanno incontrato altri turisti, per caso anch'essi di Piacenza, ed è stato uno di loro ad avvertirci», aggiungono le fonti italiane: «non si sanno le ragioni per le quali Gaia si sia ritrovata da sola sulla strada secondaria» dove poi è stato trovato il suo corpo. La giovane sarebbe stata colpita al capo - il volto era sfigurato - con una pietra, ha riferito ad un sito web locale il sottotenente Marcos Rodrigues, comandante della polizia locale di Joricoacoara, secondo il quale Gaia presentava una grave ferita al volto e aveva perso molto sangue. Lo stesso investigatore ha confermato che c'è un indiziato.

Intanto la brasiliana che viaggiava con la piacentina e si trovava con lei è stata interrogata dalla polizia per chiarire le circostanze della morte. La ragazza, Miriam Franca, di Rio de Janeiro, ha accompagnato Gaia da Fortaleza e Jericoacoara ed è stata identificata dalla reception dell'ostello di Fortaleza dove erano ospitate. Agli inquirenti ha riferito che l'italiana era arrivata il 21 e doveva ripartire il 24 dicembre dalla località in cui è stata uccisa, ma aveva prolungato di un giorno la vacanza. Quando è stata trovata morta, la piacentina indossava un bikini e aveva uno zaino. Gaia Molinari, originaria della Val d'Arda, da tempo viveva e lavorava all'estero.

Sulla sua pagina facebook, dove aveva più di un migliaio di amici e dove scriveva di risiedere a Parigi, compaiono sue foto in Brasile, e sono diversi i "Mi piace" ad associazioni no profit e non governative del Paese sudamericano. Amava viaggiare, fare volontariato, parlava varie lingue, aveva conoscenze in diversi Paesi e possedeva «un'energia contagiosa», racconta sulla rete chi la conosce.

Sul profilo professionale riferiva delle sue molteplici esperienze realizzate grazie agli studi in 'business administration', da Fendi Casa ad Haviland, dalla Maserati all'Albea Beauty Solutions, casa cosmetica per la quale lavorava in Francia dall'ottobre 2013.

La morte violenta della giovane piacentina richiama alla memoria un duplice delitto che toccò, anche in quel caso, l'Emilia-Romagna: vittime furono la ravennate Dalia Saiani e la veronese Giorgia Busato, 30 e 28 anni, l'8 febbraio 2007 a Sal, arcipelago di Capo Verde. Dalia e Giorgia, una campionessa di windsurf, l'altra titolare di un'agenzia di viaggio, furono uccise per rapina a colpi di pietra e pala, mentre una ravennate di 17 anni che era con loro si salvò fingendosi morta. Due giovani del luogo furono condannati a 25 anni di carcere, pena poi lievemente ridotta in secondo grado.

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