Domenica, 23 Settembre 2018
GOVERNO

Renzi promuove il suo 2014 e guarda al nuovo "Anno delle riforme"

E' partendo dai fatti, a cominciare dai decreti su Jobs Act, Ilva e delega fiscale messi in cassaforte alla vigilia di Natale, che Renzi ha trascorso le feste preparando la conferenza stampa di fine anno del 29 dicembre

ROMA. Centoventuno provvedimenti del Cdm nei primi dieci mesi del governo della "rottamazione": è con questi numeri che il premier Matteo Renzi si avvia alla conclusione di un 2014 ancora oggi segnato dallo scontro con i sindacati ma, non per questo, frenato nella sua produttività. Ed è proprio partendo dai fatti, a cominciare dai decreti su Jobs Act, Ilva e delega fiscale messi in cassaforte alla vigilia di Natale, che Renzi ha trascorso le feste preparando la conferenza stampa di fine anno del 29 dicembre.

Un incontro che, per il premier, servirà a tracciare un bilancio del 2014 ma che fungerà, soprattutto, come ideale porta d'ingresso per il 2015, «l'anno delle riforme». Renzi, dopo il Cdm ad alta tensione di due giorni fa, ha trascorso il Natale in famiglia, buttando giù temi e titoli del primo appuntamento che lo vedrà impegnato al suo ritorno a Roma: la conferenza stampa di fine anno. Un incontro, quello con i cronisti italiani e stranieri, che va a cadere a pochi giorni dai primi due decreti attuativi deliberati sul Jobs Act. Decreti che, oltre ad aver incassato gli attacchi di Cgil e sinistra Pd hanno messo a dura prova la stessa tenuta della maggioranza dopo l'esclusione dell'opting out sul quale puntava Ncd.

Una soluzione sulla quale il premier ha preferito non puntare, evitando così un nuovo strappo - rischioso in vista della partita per il Colle - con l'intera minoranza Pd e mantenendo, al tempo stesso, l'identità di una riforma che Renzi ha definito una «rivoluzione copernicana».

Ed è così che se da un lato i renziani inquadrano gli attacchi al Jobs Act nel più classico gioco delle parti, dall'altro il premier, lunedì, porrà l'accento sulle crisi aziendali risolte positivamente dal governo: da Ast a Meridiana, da Electrolux a Termini Imerese, con l'esecutivo impegnato proprio in queste ore sul dossier Moby Lines. Senza tralasciare quel decreto attuativo della delega fiscale sulla certezza del diritto che, secondo il premier, segna una rivoluzione nei rapporti tra Stato e cittadino, con particolare severità per i furbi ma senza più la 'vis vessatorià che ha spesso contraddistinto in passato l'azione fiscale dei governi.

È proprio il cambio di passo - e in avanti - rispetto ai suoi predecessori che Renzi sottolineerà quindi lunedì, ponendo l'accento anche su provvedimenti come il Milleproroghe, cortissimo - si evidenzia - rispetto agli anni scorsi. O su iniziative come il portale soldipubblici.gov.it, l'open data della P.a. che, spiegano i tecnici web di Palazzo Chigi, ha avuto un buon esordio con 100mila accessi nelle prime 24 ore. Ma il 2014 è stato anche l'anno del semestre europeo che Renzi, quanto a missioni all'estero, chiuderà con la visita in Albania nel penultimo giorno dell'anno, ultima tappa di un lungo giro che lo ha portato dal Mediterraneo all'Iraq, fino ai Balcani. Ora Telemaco torna a casa, scherza Renzi in queste ore facendo riferimento a quella «generazione Telemaco» (il figlio di Ulisse che, nell'Odissea, partì alla ricerca del padre), al quale il premier accennò nel suo discorso di apertura del semestre. E a casa, già nelle prossime settimane, Renzi è atteso da due nodi cruciali: il secondo ok alla Camera e al Senato a riforme e legge elettorale e il rebus dell'inquilino del Quirinale, in vista delle dimissioni del presidente Giorgio Napolitano.

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