Mercoledì, 26 Settembre 2018
ANNUARIO ISTAT

L’Italia che cambia: si torna in città, si fugge dall’altare e il lavoro crolla

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Siamo fanalino di coda in Europa per l’istruzione, aumentano i crimini. Difficile il rapporto con i servizi pubblici, specie al sud

Più case di proprietà per tutti, per sette famiglie su dieci, anche a costo di pagare un mutuo impossibile (e lo paga una famiglia su cinque), più disoccupazione per quasi tutti (nel 2013 è sparito mezzo milione di posti di lavoro con una strana geografia: aumento degli occupati fra 55-64 anni, da 40,4 al 42,7% (il dato Ue è 64,1) e riduzione dei giovani al lavoro (da 18,5 a 16,3% fra 15-34 anni). Meno servizi pubblici e meno pronto soccorso per tutti gli italiani (soprattutto al Sud), meno tiratura di libri, meno spettatori al cinema ma una piccola folla nei teatri, meno scolari ovunque (per la prima volta negli ultimi quattro anni diminuiscono gli iscritti in tutte le scuole dall'infanzia alle secondarie di primo e secondo grado, crescono solo i bambini delle primarie e i giovani dei corsi triennali di formazione), c'è una fuga dalle università e si laurea solo il 12% degli italiani.

Più telefoni cellulari per tutti (ne ha uno il 91,5% delle famiglie) e meno telefoni fissi. Aumentano i computer ma 22 milioni di italiani non hanno mai visto internet, aumentano i condizionatori d'aria e le lavastoviglie - ne ha una il 48% delle famiglie - in aumento del 10% le truffe informatiche, più rapine e furti (+5,1 e +4,1) più estorsioni (+6,2%), un crollo nello sfruttamento della prostituzione (-13,2). La bolletta più pesante? Quella del gas che rappresenta il 2,6% della spesa totale seguita da quella dell'energia elettrica (2,1%) e dalla bolletta del telefono (1,51%). Ma gli italiani stanno bene e nel 2014 si dichiarano soddisfatti del proprio stato di salute il 72,8% fra i 45 e i 54 anni. L'Istat disegna l'Italia 2014: come cambia, cosa insegue, Annuario statistico 2014.
Lavoro e occupazione. Nel 2013 sono 22.420.000 gli occupati, 478.000 in meno rispetto all'anno precedente. La riduzione dell'occupazione riguarda entrambi i sessi ma la perdita maggiore tocca agli uomini (-2,6% contro -1,4%). A seguito dell'innalzamento dell'età pensionabile, continua a crescere la quota di occupati 55-64enni (da 40,4 a 42,7%) mentre si riduce il tasso di occupazione tra i giovani. Perdono occupazione tutti i settori di attività economica: industria, agricoltura, costruzioni, servizi. Ampi divari territoriali, con il tasso di occupazione che al Nord è oltre venti punti più elevato di quello dell'area meridionale.
Addio ai Comuni si torna in città. La frammentazione dei Comuni italiani è in via di riduzione, segnala l'Istat, per effetto della politica di contenimento della spesa pubblica che sta incidendo sul loro numero: nei primi mesi del 2014 sono scesi a 8.057, livello simile a quello del 1971. La distribuzione della popolazione fra comuni capoluogo e comuni compresi nelle cinture urbane sta nuovamente cambiando: dopo la fuga dalle grandi città dei primi anni Duemila, che ha fatto crescere vistosamente i residenti nei centri della prima e seconda cintura, la tendenza si è invertita tra il 2011 e il 2013. Pur con alcune eccezioni, gli spostamenti si direzionano ora verso il centro capoluogo.
Pochi matrimoni. L'Italia non è un Paese per sposati: a livello internazionale la nuzialità risulta tra le più basse. Hanno, infatti, un quoziente di nuzialità inferiore all'Italia (3,5 per mille abitanti nel 2012) solo Portogallo, Bulgaria, Slovenia e Lussemburgo.
Istruzione. L'Italia fanalino di coda Ue per spesa in istruzione, la percentuale di finanziamenti pubblici su Pil 2011 si ferma al 4,6%. La graduatoria è guidata dalla Danimarca (7,9%), ma fanno meglio anche Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Portogallo o Irlanda. Si riferisce a tutti i livelli d'istruzione e considera come fonti di finanziamento le spese dirette pubbliche per gli istituti scolastici e i sussidi pubblici alle famiglie.
Servizi pubblici. La quota delle famiglie che denunciano «difficoltà di accesso a servizi di pubblica utilità» rappresenta «una realtà rilevante, le situazioni di maggiore difficoltà si registrano per l'accesso al pronto soccorso (53,6%) e alle forze dell'ordine (37,0%), seguono gli uffici comunali (33,8%)». Inoltre, rileva l'Istat, permangono differenze a livello territoriale: le famiglie meridionali hanno più problemi nell'accesso ai servizi, soprattutto per il pronto soccorso (66,2% contro 46,8% delle famiglie del Nord.
Cultura. Si conferma la scarsa attitudine degli italiani a leggere quotidiani e libri, anche se la cultura viene vissuta molto fuori casa andando di più a teatro, a concerto, in discoteca e visitando musei. Un calo di registra nell' interesse per il cinema, mentre il piccolo schermo rimane l'attrazione preferita soprattutto tra i bambini dai 3 anni in su, e tra gli over 60. La radio può contare su un pubblico affezionato che non cala. I consumi culturali in genere riprendono a crescere nel 2014, soprattutto fuori casa, rispetto ai due anni precedenti. Il 62,6% della popolazione ha infatti assistito ad almeno uno spettacolo o un intrattenimento o ha visitato musei e mostre (61,1% nel 2013).

Al top del gradimento - sottolinea l'Istituto di statistica - le visite a musei, mostre e siti archeologici (dal 25,9% del 2013 al 27,9%) e la partecipazione a spettacoli sportivi (dal 24,4 al 25,2%). Si riduce l'interesse per il cinema apprezzato dal 47,8% della popolazione (nel 2010 la percentuale era del 52,3%). La preferenza è per la musica, sia in discoteca o nelle balere, ma anche in concerti. Nella graduatoria vincono le discoteche e balere (19,4%), segue il teatro (18,9%), gli altri concerti di musica (18,2%) e, all'ultimo posto, i concerti di musica classica che interessano appena il 9,3% della popolazione.
Musei. Oltre 38 milioni e 190 mila persone hanno frequentato i 431 luoghi di antichità e arte presenti sulla Penisola nel 2013, circa 1 milione e 800 mila in più rispetto al 2012. Spiccano i numeri del Lazio - con 17,6 milioni di ingressi - e della Toscana, che da sola registra quasi lo stesso numero di visite (poco più di 6,1 milioni) totalizzate dall'insieme delle regioni del Nord. Nelle regioni del Centro - ricorda l'Istituto di statistica - si concentrano circa quattro musei statali su dieci, i quali attirano quasi i due terzi (64%) dei visitatori complessivi.
Turismo, Italia terza in Ue per presenze. Diminuiscono gli alberghi e aumentano le strutture di agriturismo. Nell'ambito dei Paesi dell'Ue 27, l'Italia si colloca in terza posizione per numero di presenze totali negli esercizi ricettivi, con un'incidenza di presenze straniere superiore alla media europea (47,4 rispetto a 42,7%).

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