Domenica, 18 Novembre 2018
REGIONE

Manovra lacrime e sangue in due tempi, si cerca l'intesa: sui conti una scure da oltre tre miliardi

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A rischio fin da gennaio le spese extra per dipendenti e imprese. Poi si tratterà con Roma per calare la quota di finanziamento della sanità

PALERMO. Una manovra in due tempi. Il primo, subito, con un bilancio provvisorio che prevede tagli che potrebbero raggiungere e superare i 3 miliardi. Il secondo, a fine aprile, in cui varare la Finanziaria sperando che nel frattempo Roma abbia dato una mano di aiuto che viene calcolata in 600 milioni. Ecco il piano del governo, Crocetta lo ha illustrato ieri ai capigruppo di maggioranza prima di iniziare una riunione di giunta con l’obiettivo di approvare il bilancio entro la nottata. Obiettivo fallito proprio per la difficoltà di mettere a punto tutti i tagli necessari. Oggi nuovo tentativo, il terzo in tre giorni.

Assieme al bilancio Crocetta conta di approvare subito l’esercizio provvisorio per autorizzare la spesa fino a fine aprile. «Nel bilancio gli unici capitoli che avranno una copertura delle spese fino a fine anno sono quelli che riguardano gli stipendi - anticipa Lino Leanza di Sicilia Democratica - tutto il resto avrà copertura per i primi 4 mesi». Così si raggiungerà l’obiettivo di spalmare tagli che al momento di entrare in giunta i tecnici stimavano perfino superiori ai 3 miliardi e che Crocetta ha ammesso «non saranno inferiori ai 2,4 miliardi».

Il primo effetto, per esempio, sarà quello di non poter pagare durante l’esercizio provvisorio niente che non rientri nella busta paga base. Stop quindi a premi, straordinari e indennità varie. Ferme o quasi fin da subito le spese collegate a imprese o settori non prioritari dell’amministrazioni. Ma questo assicura solo la sopravvivenza fino in primavera. Nel frattempo da gennaio ad aprile la vera partita si giocherà a Roma: «Crocetta ci ha spiegato - illustra Giuseppe Picciolo, capogruppo dei Drs - che il governo tratterà per abbassare la quota di finanziamento della sanità a carico della Regione. Oggi per noi è il 49% del totale mentre nel Lazio questa soglia è ferma al 42%. Se ci adeguassimo, risparmieremmo 600 milioni». Che però dovrebbe dare lo Stato. Un’altra manovra riguarda lo spostamento di varie spese per società partecipate ed enti regionali dentro il fondo sanitario: in pratica l’Arpa e alcune partecipate entrerebbero nei capitoli di spesa della sanità dividendo il budget con Asp e ospedali mentre una somma analoga sarebbe cancellata dal resto del bilancio regionale. Nel frattempo società come Sviluppo Italia Sicilia, che nulla hanno a che fare con la sanità, sarebbero guidate verso la chiusura. E ci sarebbe il problema di ricollocare il personale.

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