Sabato, 22 Settembre 2018
L'ANALISI

Strage di bambini in Pakistan, il mondo si mobiliti

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I talebani hanno voluto colpire l’esercito in un modo inaudito e barbarico. Inevitabile il rincrudimento delle rappresaglie

Era improbabile, ma qualcuno è riuscito a superare l’orrore e la barbarie delle recenti gesta dei guerrieri del Califfato islamico. Un’organizzazione separata ma dalle radici non dissimili. Agisce su scala nazionale e non mondiale, non predica l’abbattimento ma la conquista degli Stati dell’area arabo-islamica, a cominciare dal più popoloso di tutti, il Pakistan.

È un regime che si trova in guerra quasi ininterrottamente dal giorno della sua fondazione nel 1947 e anche per questo le sue strutture di potere si basano in modo straordinario sulle forze armate. Che altrove fingono di obbedire ai governi e ai dettami degli Stati ma che in Pakistan sono, in pratica, lo Stato, con tutti i poteri e tutti i compiti che in situazioni analoghe si suole chiamare doveri. L’esercito pachistano deve far fronte all’India nelle continue tensioni per il Kashmir, guerra fredda che ogni tanto si riscalda; dispone di un arsenale nucleare importante. Forma e abbatte governi. Decide della sorte del presidente della Repubblica. Ma soprattutto combatte, anche perché in Pakistan di nemici in armi non ce n’è mai uno solo per volta.


Da alcuni anni il «contropotere» più importante sono i talebani. Una organizzazione diversa e separata, i suoi leader insistono nel ripeterlo, da quella dei «fratelli» in Afghanistan e che ha, soprattutto in questo momento, un nemico più agguerrito. Questo perché i talebani di cui abbiamo sentito parlare più spesso, quelli che mandarono a casa i russi, furono «cacciati» dal potere dagli americani ma adesso accompagnano gli americani all’uscita, sono in una fase di relativo «riposo», mentre i loro fratelli in Pakistan sono impegnati come non mai.

Il motivo è che, forse proprio anche in conseguenza di ciò che accade dall’altra parte della frontiera, i militari di Islamabad stanno lanciando una controffensiva preventiva su vasta scala contro i talebani, per evitare che la situazione che si verrà probabilmente creando a Kabul debordi in casa loro.

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