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«Anche l’Italia a rischio se l’Isis va oltre Iraq e Siria»

Il direttore dell’Istituto di studi strategici «Machiavelli» Claudio Neri: «Gli Usa in questo momento non hanno interesse a distruggere il Califfato»

Il «Califfato dell’Orrore» si avvicina. In Libia, o in quello che rimane dell’ex regno di Mu’ammar Gheddafi, gruppi jihadisti vicini all’Isis hanno proclamato un emirato a Derna, una città di 150 mila abitanti nell'Est del Paese. «Il rischio è quello di avere, dall’altra parte del Mediterraneo, una situazione simile a quella dell' Afghanistan: uno Stato fallito che ospita terroristi e campi di addestramento», esclama Claudio Neri, direttore del dipartimento ricerca dell’Istituto di studi strategici «Machiavelli». Aggiunge Neri: «In Libia più tempo passa, più la situazione peggiora e rischia di incancrenirsi. La presenza di un piccolo califfato alle porte di casa nostra è allarmante e non va sottovalutato. Una seria minaccia alla nostra sicurezza nazionale».

In Iraq e Siria, Isis — o Is — rappresenta una nebulosa. Difficile quantificarne popolazione, territorio. E truppe: quanti sono i miliziani del cosiddetto Stato Islamico?

«Secondo le analisi occidentali, attualmente l’Isis potrebbe contare su non meno di 20.000 uomini. La Cia, però, nel settembre scorso li ha valutati in circa 30.000. Ovviamente, non tutti sono combattenti. Molti svolgono funzioni di supporto e hanno ruoli amministrativi. È, comunque, doveroso sottolineare che attualmente l’Isis è sostanzialmente un gruppo paramilitare. Il che vuol dire che la maggior parte dei suoi uomini svolge operazioni militari».

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