Giovedì, 15 Novembre 2018

I nuovi poveri, l'allarme: "In Sicilia in tre anni sono raddoppiati" - Video

Parla Domenico Messina, direttore del Banco alimentare

PALERMO. Rovistano nei contenitori dei rifiuti e tra le cassette di frutta e verdura alla fine del mercato. Ecco i nuovi poveri, una popolazione in preoccupante crescita. Domenico Messina, direttore del Banco alimentare: «In Sicilia in tre anni il numero dei poveri è praticamente raddoppiato. Le previsioni per il 2014 non sono lusinghiere».

Di seguito il reportage di Rossella Puccio.

PALERMO. Le immagini registrate con l’occhio meccanico della videocamera sono la cronaca di una giornata che immortala disperazione e povertà tra i volti consumati di una Palermo a margine. Ho visto uomini e donne raccattare il proprio ‘oggi’ dentro un contenitore per rifiuti, tra le cassette di frutta e verdura lasciate dai venditori ambulanti. Il loro domani coincide con la fine del giorno: un pasto caldo da rimediare tra i resti del mercato rionale appena concluso. Li ho visti affondare con le mani nodose, consumate dal freddo, dentro le piccole montagne di ghiaccio lasciate dai pescivendoli sul ciglio della strada per recuperare qualche pesce dimenticato o gettato. Li ho visti contendersi scarti commestibili, e gestire quelle eredità di pomodori andati a male, pile di lattughe avvizzite e qualche straccio abbandonato sul selciato sporco. Vassalli e valvassori di questi nuovi feudi dimenticati: chi arriva prima ha il bottino migliore, chi arriva dopo la beneficenza dell’altro. Ho visto i loro volti imbarazzati, con occhi bassi e fuggenti, le loro mani affrettare sottrarre alla scopa dell'operatore della Rap un tozzo di verdura lasciata su una strada che oggi, ‘fortunatamente’, è stata risparmiata dalla pioggia. Ho visto gli stessi ambulanti raccogliere i resti della propria merce e ‘conservarli’ perché poi in silenzio, qualcuno di quegli 'invisibili' che ormai conoscono bene, possa prenderli. Non è elemosina, ma una condivisione non ragionata, istintiva. Lo capisci parlando proprio con i commercianti, che ti raccontano come ormai quella consuetudine si ripeta a fine di ogni mercato, i tanti allestiti durante la settimana nei quartieri palermitani, in un silenzio composto che ha archiviato anche la vergogna. Per questo impilano in un angolo ciò che non possono più vendere, o che decidono di lasciare perché è la loro maniera di non voltare le spalle e di dare una mano. Comprendi il senso di quei broccoli disposti su una panchina perché «tra poco passerà qualcuno a cui faranno comodo», racconta Umberto che ha le mani sporche di terra e ha appena finito di rimettere tutte le cassette in legno sul suo ‘lapino’ che domattina alle quattro ripartirà alla volta di un altro mercato.

ALCUNI NON HANNO DOVE DORMIRE. Un uomo alto, un migrante intorno alla cinquantina (ma potrebbe averne anche molti di più, o molti meno), mi dice a volto basso che quelle verdure non le può neppure prendere perché non ha la piastra per cucinare, e mentre si allontana con un rosario di plastica rosa al collo, che stringe tra le dita, confessa che stasera non saprà nemmeno dove dormire. Non dicono i loro nomi come se non importasse. Una donna, che alcuni chiamano Maria (ma credo sia un battesimo di fantasia) mi risponde: «Che importanza ha il mio nome», poi mi ammonisce, arrabbiata, perché lei in tv non ci vuole andare, e che «andassero tutti a farsi benedire...», aggiunge mentre continua a rovistare con il suo carrellino ciancicante, a fantasia scozzese, che riempie di resti. C’è una famiglia composta da madre e due figli, il ragazzo è disabile, i commercianti del posto li conoscono bene, anche gli operatori della Rap con cui conversano e che mi raccontano come quello non sia l’unico mercato che passano a rassegna. Sono vite che si muovono parallele alle nostre, consumate, ma non più invisibili. Non sono più i pochi reietti e sfortunati, ma centinaia di famiglie in difficoltà. Sono soprattutto anziani e migranti che non riescono ad arrivare a fine mese, costretti ad arrangiarsi per sopravvivere.

I NUOVI POVERI. NUMERI ALLARMANTI. Una ‘popolazione’ che in Sicilia ammonta a 143 mila famiglie in povertà relativa e 48 mila in povertà assoluta. Raddoppiata negli ultimi tre anni. Tramite le 990 strutture accreditate con il Banco alimentare nella nostra Isola vengono assistite 370 mila persone di cui 37.300 sono bambini al di sotto dei cinque anni. Una situazione che vede la Sicilia svettare tra le prime regioni in Italia. Ma i poveri si moltiplicano, cittadinanza diffusa in tutto il territorio nazionale, con le stesse quotidianità fatte di stenti e stratagemmi, come quegli appuntamenti tra i resti dei mercati in cui si possa raccattare il più possibile per rimediare un pasto o oggetti da vendere in bancarelle abusive. Spesso da povero a povero. Come accade nel mercato illecito che si snoda tra i vicoli e le piazze dell’Albergheria. Il mercato delle miserie, che l’Amministrazione non riesce a smantellare nonostante i continui blitz. Ma è figlio della povertà e della disperazione, dunque impossibile da estirpare: effetto di un male che poi sarebbe più corretto chiamare necessità.

© Riproduzione riservata

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