Venerdì, 16 Novembre 2018
GOVERNO

Emendamenti al Senato, l'Italicum nel vivo e Renzi blinda la riforma

Il premier difende la riforma: "L'Italicum ci costringe a diventare un partito, indicando un capolista si farà la selezione della classe dirigente senza spartire i posti tra le correnti"

ROMA.  L'Italicum entra nel vivo: oggi in commissione Affari Costituzionali del Senato si dovrebbe votare l'ordine del giorno presentato dal leghista Roberto Calderoli e sono attesi gli emendamenti che la presidente Anna Finocchiaro dovrebbe depositare, in qualità di relatore, per modificare il testo del governo secondo gli orientamenti emersi nel «Patto del Nazareno bis».

Ma intanto il premier Renzi, intervenendo al convegno dei giovani Dem puntando il dito su «Mafia Capitale», «blinda» i capilista bloccati spiegando che così sarà più facile «fare una selezione della classe dirigente». E questo con buona pace di chi nel Pd continua a fare il paladino delle preferenze. «Con il premio alla lista - dichiara il segretario Pd - chi arriva primo avrà 340 deputati. Il partito che vince su 100 collegi indicherà un capolista e questo costringerà ad una selezione della classe dirigente».

Quindi insiste: «L'Italicum ci costringe a diventare un partito, indicando un capolista si farà la selezione della classe dirigente senza spartire i posti tra le correnti. La legge elettorale con il meccanismo del collegio e poi delle preferenze ci impone di essere un partito serio». E in difesa dei capilista indicati dalle segreterie di partito interviene anche una nota di FI firmata da Mariarosaria Rossi nella quale si sottolinea come le preferenze siano «anche strumento di corruzione». Soprattutto alla luce dello scandalo capitolino. Ma a destare domani preoccupazioni nel governo ora è l'iniziativa di Calderoli di cui non si conosce ancora la versione definitiva che, si assicura nella Lega, dovrebbe venir presentata domani.

Nell'ordine del giorno si dovrebbero affrontare due questioni «spinose»: il tema dell'entrata in vigore della legge elettorale (se ancorarla all'approvazione della riforma del Senato o stabilire una data fissa) e poi l'appello al governo a mettere a punto subito una norma, che potrebbe essere il Consultellum rivisto e corretto, per non lasciare il Paese, nell'attesa che si confezioni l'Italicum, privo di una legge elettorale nel caso in cui si dovesse tornare subito alle urne. Entrambi sono due nodi che l'esecutivo farebbe a meno di sciogliere ora per evitare di pregiudicare l'intesa più o meno raggiunta sul testo. Ancorare il via libera dell' Italicum all'approvazione della riforma costituzionale è una strada che Renzi ha già detto di non voler percorrere («Sarebbe incostituzionale»), ma anche l'idea di fissare una data, magari al 2016, come ha fatto il premier, spaventa soprattutto i partiti più piccoli che, considerandola una sorta di «deadline», temono di dover affrontare la «prova urne» prima del tempo.

Ed è sempre questa la ragione che porta molti a dire no al restyling del Consultellum che avrebbe troppo il sapore «di una pistola carica da usare alla prima evenienza».  Così gli «sherpa» sono al lavoro per tentare di disinnescare la «bomba» di Calderoli prima che possa provocare «danni seri». Ma, in attesa di conoscere la versione definitiva dell'odg, si starebbe decidendo il da farsi: o bocciare la proposta con il rischio che il senatore leghista «ne inventi a breve un'altra delle sue pur di fare ostruzionismo», o fare di tutto per rendere l'odg «il più inoffensivo possibile». Per quanto riguarda invece gli emendamenti della Finocchiaro, al Senato non mancano i malumori perchè in attesa di conoscere la formulazione delle proposte di modifica, si è costretti a fare «i subemendamenti praticamente in bianco».

Le cose non vanno meglio sul fronte riforma costituzionale. «Se si continua a svuotare il Senato di competenze o si insiste perchè magari entrino di diritto i presidenti delle regioni - si spiega tra i Dem - c'è il rischio che si saboti l'intero pacchetto riforme e quindi il governo perchè già è difficile convincere qualcuno a suicidarsi, ma avendo ormai pochi governatori, sarà impossibile che FI voti al Senato». Con tutte le conseguenze del caso.

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