Lunedì, 19 Novembre 2018
SINODO SULLA FAMIGLIA

"Divorziati risposati? Possono essere padrini di battesimo"

Il Santo Padre prima dell'Angelus: ”I cristiani sono chiamati a consolare i propri fratelli che vivono "drammi esistenziali e spirituali"

CITTA' DEL VATICANO. Nel sinodo sulla famiglia "nessuno ha parlato di matrimonio omosessuale, non ci è venuto in mente": lo afferma papa Francesco in un'intervista al quotidiano argentino La Nacion, precisando che non è stato toccato "nessun punto della dottrina della Chiesa sul matrimonio" e commentando che i divorziati risposati sembrano "scomunicati 'de facto'". "Abbiamo parlato su una famiglia che ha un figlio o figlia omosessuale , come lo educa.. come si aiuta quella famiglia a portare avanti quella situazione un po' inedita", ha puntualizzato papa Francesco, sottolineando che al sinodo si è affrontato il tema delle "persone omosessuali in rapporto alle loro famiglie, perché è una realtà che troviamo nei confessionali".

Nel Sinodo non si è d'altra parte "toccato nessun punto della dottrina della Chiesa sul matrimonio. E nel caso dei divorziati sposati di nuovo ci siamo chiesti, cosa facciamo.. che porta si può aprire? E' stata un'inquietudine pastorale: allora, avranno la comunione?..", fatto che da solo, precisa Bergoglio, "non è la soluzione: la soluzione è l'integrazione". "E' vero non sono scomunicati. Ma - sottolinea il Papa - non possono essere padrini di battesimo, non possono leggere la lettura nella messa, non possono dare la comunione, né insegnare catechesi, non possono sette cose, lì ho la lista.. se racconto questo sembrano scomunicati de facto! Bisogna aprire un po' di più le porte".

 

L'ANGELUS. Messaggio del Papa agli schiavi del denaro, del potere, del successo, della mondanità. “Poveretti - ha detto prima dell'Angelus -, hanno la consolazione truccata, non la consolazione del Signore”. I cristiani sono chiamati a consolare i propri fratelli che vivono "drammi esistenziali e spirituali", e tra le "situazioni che richiedono la nostra testimonianza consolatrice" .

Papa Francesco ha fatto questa considerazione sui "drammi esistenziali e spirituali" spiegando l'"atteggiamento di Dio verso le creature" a partire dal brano del profeta Isaia proposto dalla liturgia di oggi. "Il messaggio di Isaia che risuona in questa seconda domenica di Avvento - ha detto il Pontefice - è un balsamo sulle nostre ferite e uno stimolo a preparare con impegno la via del Signore", e "se noi ci affidiamo a lui con cuore umile e pentito, egli abbatterà i muri del male, riempirà le buche delle nostre omissioni, spianerà i dossi della superbia e della vanità e aprirà la strada dell'incontro con Lui". "E' lui - ha detto a braccio - che accende il fuoco della speranza, non noi, è lui che consola", ha detto prima di affermare che ci "tante situazioni richiedono la nostra testimonianza consolatrice", poi, ancora a braccio, ha invitato ad "essere persone gioiose, consolate".

"Per favore, lasciatevi consolare dal Signore, capito?". Con questo invito, e con la augurio "domani buona giornata dell'Immacolata", papa Francesco si è congedato dopo l'Angelus dalle decine di migliaia di persone, probabilmente oltre quarantamila, che affollavano piazza San Pietro per la seconda domenica di Avvento.  E infatti in tutti gli inserti a braccio del suo commento al brano del profeta Isaia che invitava a "consolare il mio popolo", papa Francesco ha insistito sul tema della consolazione, su questo "invito a lasciarsi consolare dal Signore", rivolto a "gente che ha attraversato un periodo oscuro, che ha subito una prova molto dura". Il "messaggio" di oggi, ha rimarcato, "è che il Signore ci consola, che dobbiamo fare posto alla consolazione che viene dal Signore" e che il popolo cristiano deve diventare a sua volta messaggero di consolazione tra gli uomini, non prima di aver "fatto posto alla consolazione nel nostro cuore". "Oggi - ha detto il Pontefice - c'è bisogno di persone che siano testimoni della misericordia e della tenerezza del Signore, che scuote i rassegnati, rianima gli sfiduciati, accende il fuoco della speranza". "E' lui - ha detto a braccio - che accende il fuoco della speranza, non noi, e tante situazioni richiedono la nostra testimonianza consolatrice, dobbiamo essere persone gioiose, consolate".

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