Mercoledì, 14 Novembre 2018
L'INTERVISTA

Chinnici: «Sequestri? Bloccare pure i soldi dei boss in Europa»

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L’eurodeputato: «Servono misure di prevenzione patrimoniale reciprocamente riconosciute da tutti gli Stati membri dell’Ue»

Italia modello da seguire su sequestri e confische dei beni di mafia. Tutti d’accordo, ma ora bisogna andare fino in fondo: secondo l’eurodeputato Caterina Chinnici, componente della commissione Libe (Libertà e giustizia penale) dell’assemblea di Strasburgo, ci vogliono «misure di contrasto e prevenzione patrimoniale omogenee e reciprocamente riconosciute da tutti gli Stati membri dell’Ue». E, in fondo al cammino portato avanti dalla commissione, l’istituzione di una superprocura europea antimafia: progetto verso il quale il Parlamento europeo ha mosso recentemente passi decisi. Facile a dirsi, ma a tesserlo davvero, un sistema penale organico dell’Unione, spiega Chinnici, deputato europeo del gruppo S&D, siciliana eletta in Sicilia per il Pd, «ci stiamo provando con i fatti, componendo le fondamenta di un sistema complesso fin da tasselli semplici e apparentemente di nicchia. Un esempio? La direttiva sulle garanzie processuali dei minori, che è molto avanti al parlamento europeo». Chinnici è intervenuta ieri al Palazzo dei Normanni di Palermo, al convegno «Per una politica penale europea orientata verso i diritti umani - A 250 anni dal ”Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria», promosso dalla Fondazione intitolata a suo padre Rocco, il giudice istruttore assassinato dalla mafia nel 1983.

Nuovi sequestri milionari in Sicilia, ma la minaccia mafiosa è sempre meno «territoriale», mentre Roma è scossa dalle inchieste e nessun Paese può davvero dichiararsi estraneo. Quanto è importante un regime delle confische unificato?

«Dobbiamo arrivare a un sistema penale armonico capace di affrontare insieme problemi, come la criminalità transnazionale organizzata, davanti ai quali nessuno può più sentirsi immune. A partire da questioni apparentemente ”a parte”, come i diritti dei minori, tema al quale l’Unione è particolarmente sensibile: in vari stati mancano organi giudicanti o della pubblica accusa specializzati, e non sono molti i Paesi in cui è prevista una formazione specifica obbligatoria per magistrati e avvocati. Neanche l’assistenza di un legale è prevista sempre e in ogni sede. Tutto è connesso: bimbi e ragazzi finiscono spesso nelle reti criminali e di loro si fa oggetto di commercio lavorativo e migratorio. Fino ai temi più specifici, come le misure di prevenzione patrimoniale e la superprocura, per i quali i nodi critici sono tanti e ardui dal punto di vista giuridico, ma pure da quello logistico e politico in senso lato. Ma è dalle garanzie minime comuni che si inizia per scongiurare il mancato riconoscimento di sentenze e misure prese in altri Paesi».

 

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