Domenica, 18 Novembre 2018
L'ANALISI

La visita in Turchia: sì al dialogo, rispetto nei confronti dell’Islam

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Mentre dei musulmani estremisti perseguitano, scacciano dalle loro case, uccidono i cristiani, il Sommo Pontefice della Chiesa cattolica si reca in visita in un Paese musulmano, entra in una moschea, togliendosi i calzari, e rimane in preghiera accanto alla massima autorità religiosa islamica della Turchia, il Gran Muftì. Da anni si levano voci di protesta contro il rispetto e la tolleranza dei cattolici nei confronti dell'Islam, a fronte degli atteggiamenti opposti di molti paesi islamici. Oggi le violenze inaudite perpetrate dall'Isis hanno accentuato queste proteste. Si accusa la Chiesa - e questo Papa in particolare - di non rispondere con adeguata forza a simili forme di intolleranza, magari applicando un rigoroso principio di reciprocità. La risposta di Francesco è stata questa.

Non ha mancato, certamente, di denunziare con estrema fermezza lo spaventoso tentativo di «pulizia etnica» in corso nel Medio Oriente, con l'espulsione di cristiani che vi risiedono da tempo immemorabile, ben prima che l'Islam vi si insediasse. Ha chiesto che il mondo civile si mobiliti per soccorrere i profughi, costretti a condizioni di vita disumane, consentendo loro di restare nella loro terra. «Non possiamo rassegnarci a un Medio Oriente senza i cristiani, che lì hanno professato il nome di Gesù per duemila anni».

Ma è entrato a pregare - come del resto aveva già fatto Benedetto XVI - nel luogo sacro della religione a cui si ispirano i nemici più acerrimi della Chiesa, perché Dio non ha colpa se dei suoi fedeli non sono degni di Lui. Certo, non è un gesto nella logica della reciprocità. Ma - questo il tacito messaggio del papa - noi siamo cristiani! E prima della reciprocità viene il rispetto della propria identità e del proprio stile. Chi, con occhi limpidi, prenderà atto di questa asimmetria di comportamento, potrà giudicare da sé chi è più grande, se il persecutore o il perseguitato che, invece di rendere male per male, apre le braccia, come Cristo in croce, per accogliere tutti.

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