Martedì, 25 Settembre 2018

Cisl, sciopero dei dipendenti pubblici: sit-in anche in Sicilia - Video

PALERMO. Uno sciopero per chiedere il rinnovo dei contratti, fermi da sei anni e per sollecitare al governo nazionale un confronto su proposte che abbiano il segno di una vera azione di riforma e di innovazione e non di taglio alle risorse, di penalizzazione normativa e salariale, di riduzione dei servizi. Sono le motivazioni dello sciopero dei lavoratori dei servizi pubblici indetto dalla Cisl che si tiene oggi.

Vi prenderanno parte dipendenti statali, regionali, di enti locali, sanità, delle agenzie fiscali, di Inps e Inail, della scuola, dell'università e dei settori della ricerca e della sicurezza. I sit in si svolgeranno in tutte le città dell'isola, a Palermo e Trapani i lavoratori si riuniranno dalle 10 alle 14 davanti le sedi delle Prefetture.

Furlan a Roma: governo deve riaprire contratto P.a.  "Sono sei anni che questi lavoratori non vedono il rinnovo del loro contratto, hanno perso in media dai due ai quattromila euro che sono davvero tanti". Così il leader dello Cisl, Annamaria Furlan, in piazza Montecitorio per lo sciopero della P.a. "Con questa giornata vogliamo obbligare il governo a riaprire il tavolo contrattuale", aggiunge sostenendo che "con una lotta seria all'evasione e alla corruzione e con i tagli agli sprechi nella P.a. si possono trovare le risorse per il rinnovo del contratto".

Furlan ricorda che, dopo lo sciopero di oggi, la Cisl continuerà la sua "battaglia" con "le tre grandi manifestazioni" domani a Firenze, mercoledì a Napoli e giovedì a Milano, dove "insieme ai delegati e ai cittadini presenteremo le nostre proposte per far ripartire lo sviluppo del Paese. Bisogna investire in innovazione, ricerca e istruzione e migliorare l'utilizzo dei fondi europei per far ripartire la competitività del Paese".

Il segretario generale della Cisl ribadisce anche che "noi oggi scioperiamo con un obiettivo che è chiaro: il rinnovo del contratto della P.a. Contro la crisi - torna a dire - uno sciopero in un Paese che ha già perso 25 punti di produzione industriale non ci sembra la strada giusta: non vogliamo fabbriche occupate ma aperte".

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