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Imprenditoria oltre la crisi, se c’è un’Isola che funziona...

Sono punte di diamante su un tessuto produttivo che, pur tra infinite difficoltà, riesce a produrre imprese di gran valore anche fuori dalle eccellenze più note nel campo del vino e dell’agro-industria

Quella di Matteo Renzi ieri a Catania è stata quasi una provocazione. Anziché perdersi nella consueta compassione per la Sicilia dei disoccupati e dei precari, è andato a visitare l’altra metà del cielo. La Sicilia che non si lamenta ma lavora. Quella che fa ricerca e innovazione e riesce a vendere in tutto il mondo.

Ha invertito il solito canone piagnone visitando Condorelli (la fabbrica di torroncini il cui mercato è ben oltre l’orizzonte), Comune (azienda tecnologica di Telecom) e 3 Sun, fabbrica modernissima di pannelli solari impegnata a contrastare l’avanzata dei cinesi.

Sono punte di diamante su un tessuto produttivo che, pur tra infinite difficoltà, riesce a produrre imprese di gran valore anche fuori dalle eccellenze più note nel campo del vino e dell’agro-industria. Una analoga iniziativa aveva preso a Palermo. Certo parlare di una Sicilia che va bene e funziona può apparire stonato.

Tanto più adesso che la crisi sta falciando attività di antico blasone e radici secolari. Ma soprattutto perché ormai la Sicilia è diventata un luogo comune: il simbolo stesso di tutti gli sprechi e le inefficienze della macchina pubblica.
Renzi ha saltato il piagnisteo per puntare sul futuro. Ha proclamato la sua convinzione profonda: e cioè che la ripresa della Sicilia, e di tutto il Paese, si gioca sul sistema delle imprese e sulla capacità di affermarsi con le sue risorse e il suo capitale.

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